Como, non solo bel calcio ma un modello di sviluppo

L’analisi La festa ha mostrato che tantissime persone si riconoscono nella squadra, capace di dare un’identità alla città e a chi la abita. Poi un progetto costruito su turismo internazionale, brand fashion, crescita dei diritti audiovisivi e proventi Uefa legati alla Champions League

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Ci sono momenti della storia di una città in cui il successo sportivo supera i confini dello stadio e diventa qualcosa di più profondo: un fatto sociale, identitario, collettivo. Quanto sta vivendo Como attraverso il percorso del Como 1907 appartiene a questa categoria rara di eventi.

L’approdo in Serie A e la qualificazione alla Uefa Champions League rappresentano un risultato straordinario, ma l’aspetto più significativo riguarda la città stessa: Como si è riconosciuta in un progetto ambizioso, costruito con qualità e visione, e attraverso di esso ha ritrovato il senso condiviso dell’appartenenza e dell’orgoglio.

L’identità di una città e di chi la abita

Le immagini dei festeggiamenti hanno offerto il volto di gente partecipe, tifosi di ogni età scesi in strada ad abbracciare i propri eroi, pronti a vivere per la prima volta le vertigini della ribalta internazionale. C’era qualcosa di emozionante in quelle scene: il signore anziano con la sciarpa consumata fedele agli antichi colori, accanto a giovani e giovanissimi, con la terza o la quarta maglia, che hanno trovato un’identità vincente da cui non vogliono restare fuori.

Como non ha mai avuto timore della propria identità: la tradizione tessile che da sempre supera i confini nazionali e un’offerta turistica tra le più desiderate al mondo hanno abituato la città a pensarsi internazionale senza perdere autenticità.

Un percorso fuori dal comune

Il percorso del Club è apparso subito diverso da tante altre esperienze calcistiche: un progetto, una programmazione a tutti i livelli, un management professionale con una caratteristica rara, la capacità di riposizionarsi ogni volta che l’asticella si è alzata.

Mirwan Suwarso ha incarnato questa visione da vero presidente di territorio: presente allo stadio, vicino alla squadra, attento al tessuto civico. Cesc Fabregas ha trasformato un assemblaggio di giocatori in una squadra consapevole, con un’identità di gioco moderna e coraggiosa, capace di integrare giocatori esperti e giovani talenti, che hanno fatto propria l’identità lariana fino a cantare “in Europa semm cumasch e sem semper for di strasch”, come fossero tutti nati sulle rive del lago.

Da tifoso del Como da tanti anni non avevo mai vissuto niente di simile. Il lavoro sul settore giovanile ha prodotto risultati storici e formerà i talenti italiani di domani. Il calcio femminile conta già due squadre in Serie A, con un derby storico all’orizzonte. E diversi giocatori del Como saranno protagonisti del prossimo Campionato del Mondo negli Stati Uniti, proiettando il nome della città su scala planetaria.

In termini di programmazione, l’avvio della demolizione della curva a meno di 24 ore dall’ultima partita casalinga ha mostrato ulteriormente grande concretezza e determinazione, anche da parte dell’amministrazione.

Il progetto del nuovo stadio

Il nuovo stadio, pensato come spazio urbano identitario prima ancora che infrastruttura sportiva, è ancora oggetto di discussione, come giusto che accada per le cose destinate a durare. Ma vedendo la qualità complessiva di questo progetto, sono certo che convincerà anche gli scettici, farà dimenticare i rappezzi e ci sarà invidiato in tutto il mondo.

Como e il Como si candidano così a diventare un modello contemporaneo di sviluppo territoriale, sostenuto da più dimensioni che si rafforzano reciprocamente: il turismo internazionale, il brand fashion costruito attorno al club, la crescita dei diritti audiovisivi e i proventi Uefa legati alla Champions League. Una struttura che rende il progetto più solido e meno dipendente dalle oscillazioni tipiche del calcio.

Il vero successo va oltre i numeri e le classifiche, perché Como ha scoperto nella propria squadra uno specchio dei suoi valori migliori: la capacità di fare bene le cose, il coraggio di pensare in grande, il piacere di farlo insieme.

Aver restituito ai propri cittadini la percezione orgogliosa di appartenere a qualcosa di grande, rimanendo autenticamente comaschi, è il risultato più prezioso e quello più destinato a durare nel tempo.

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