Corridoni, Ztl e taxi boax: ci sono le idee, non il metodo

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I casi della scuola Corridoni di via Sinigaglia, della nuova Ztl e del trasferimento del pontile dedicato ai taxi boat da Sant’Agostino a villa Geno sono emblematici del cortocircuito che caratterizza la politica cittadina in questa ultima parte del mandato del sindaco Alessandro Rapinese. I provvedimenti dell’amministrazione nascono da una progettualità e da un’idea di città che possono piacere o non piacere, ma ci sono, a differenza di quanto avvenuto spesso in passato. Tuttavia, queste idee vengono attuate con fretta, senza la necessaria mediazione, non individuando e non soppesando tutte le conseguenze e, non da ultimo, in assenza di un’adeguata comunicazione. La necessità di chiudere alcune scuole e di concentrare le risorse disponibili su quelle che restano non l’ha inventata Rapinese. Nasce dalla semplice osservazione dei numeri: negli ultimi sei anni, Como ha perso il 10% della propria popolazione scolastica. E, nel prossimo futuro, la situazione peggiorerà ancora: i neonati in città calano del 5% circa all’anno. Dire che il sindaco se la prende con i bambini e le famiglie non ha senso.

Piaccia o non piaccia, Corridoni o non Corridoni, altre scuole dovranno necessariamente essere chiuse. Sarà un peccato? Sì. Sarà più scomodo per genitori e famiglie? Sì. Si perderanno alcuni presidi di quartiere che aiutano a costruire comunità? Sì. Eppure, se questo è il trend (che dipende da moltissimi fattori tra cui la totale assenza di politiche nazionali realmente a sostegno delle famiglie), nessuno potrà farci nulla e le scuole andranno chiuse. Punto. Ma, per farlo, occorre certamente un piano preciso, che tenga conto di tutte le conseguenze, che preveda investimenti importanti sulle strutture che resteranno operative prima di decidere una soppressione ed il conseguente trasferimento degli alunni. Altrimenti ci si espone al gioco al massacro di questi giorni, in parte cavalcato in modo strumentale dai partiti di opposizione e dalle associazioni.

E ancora: la necessità di rivedere la Ztl per ragioni di sicurezza e per rendere le strade del centro storico più vivibili per cittadini e turisti non è una mania del sindaco, ma nasce da ragioni oggettive. E tuttavia, come è possibile studiare un provvedimento così rilevante senza prima confrontarsi con tutte le categorie coinvolte, a partire dai commercianti? E perché non cercare un modo per distinguere tra una e-bike che sfreccia a tutta velocità e una mamma che porta in bici il proprio bambino? E infine: come si può comunicare una simile rivoluzione attraverso video realizzati all’alba dal luogo di vacanza? Perché non organizzare una conferenza stampa, con la possibilità di porre domande, comprendere fino in fondo le motivazioni e fugare tutti i dubbi?

Considerazioni analoghe si possono fare sul caso dei taxi boat. A Sant’Agostino il caos degli ultimi anni era oggettivamente un problema. Chi dice il contrario o non conosce la situazione o è in malafede. Ma, anche in questo caso, prima di effettuare il trasferimento, sarebbe stato necessario un lavoro di mediazione e confronto con chi lavora nel settore. I noleggiatori devono essere giustamente richiamati al rispetto delle regole, ma non possono essere trattati come un nemico da abbattere: sono persone che lavorano e generano lavoro. Inoltre, la soluzione individuata dovrebbe essere “a prova di bomba”, per evitare che bastino le onde di un aliscafo a delegittimare tutta l’operazione, in nome della sicurezza.

Quali sono dunque, a nostro avviso, i comuni denominatori di queste tre situazioni? 1) Un interventismo dell’amministrazione Rapinese che la differenzia dalle giunte precedenti, spesso caratterizzate (quando è andata bene) da immobilismo e assenza di una visione di città. 2) Un’attuazione dei progetti realizzata senza confronto, spiegazioni, mediazioni, condivisione: tutto appare calato dall’alto e spesso con intenti punitivi non comprensibili. 3) L’assenza di un’efficace comunicazione: è vero che siamo nell’epoca dei social, ma può il sindaco di Como utilizzare video selfie per spiegare provvedimenti che rivoluzionano la città o per delegittimare avversari politici, cittadini riuniti in comitati e spesso anche i giornalisti? Pesa l’assenza di un ufficio comunicazione strutturato e dedicato a trasmettere dettagliatamente progetti, obiettivi, conseguenze, finalità e a dialogare quotidianamente, senza polemiche strumentali, con il mondo dell’informazione cittadina. 4) La debolezza dell’opposizione e il ritardo nella costruzione di alternative: troppo facile criticare chi cerca di migliorare (dal suo punto di vista ovviamente) la nostra città; troppo semplice limitarsi a denunciare i modi (sbagliati). Un po’ di autocritica sul passato? Cosa hanno fatto di memorabile le giunte precedenti? E soprattutto: quali sono le proposte concrete di centrodestra e centrosinistra per risolvere le problematiche citate? E chi porterà avanti queste alternative? Settembre è arrivato e i due principali schieramenti non hanno ancora un leader in grado di confrontarsi, sui singoli temi, con il primo cittadino che l’anno prossimo cercherà una conferma. Il tempo passa e la storia, anche recente, insegna che i candidati scelti all’ultimo momento partono già con uno svantaggio. Contare solo su una città “scontenta” di Rapinese e soprattutto dei suoi metodi potrebbe rivelarsi un grave errore.

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