Il “buco” di Turner e il valore dell’Arte
È esplosa in città una piccola polemica sul “buco” della mostra dedicata a William Turner, organizzata tra il Broletto e la Pinacoteca Civica e chiusa a settembre. La sintesi brutale: per coprire le spese, il Comune ha dovuto mettere sul piatto 685mila euro, visto che dagli incassi dei biglietti sono arrivati poco più di 150mila euro. Numeri sui quali alcuni esponenti di Forza Italia stanno contestando la giunta di Alessandro Rapinese.
A capeggiare le proteste c’è l’ex assessore Sergio Gaddi, il quale, come molti ricorderanno, vanta diversi successi nell’organizzazione di esposizioni: ai suoi tempi portò a Como Picasso, Miró, Magritte e Boldini. Dice Gaddi: «Non si possono spendere 700 mila euro per 11 quadri (sette acquerelli e quattro oli) da un prestatore unico. Sessantamila euro a quadro: un contratto di noleggio francamente imbarazzante».
Ora, qui alla Provincia non sentiamo l’esigenza di schierarci tra i due contendenti, anche se una considerazione ci permettiamo di farla. È del tutto evidente che questioni di questo genere non possano essere valutate riducendole a un mero discorso di conti. Stiamo parlando di eventi che fanno respirare la città: beni immateriali che migliorano la qualità della vita di ognuno di noi.
Esiste anche un discorso legato a quello che viene comunemente chiamato marketing territoriale: i Paesi scelgono di organizzare le Olimpiadi, gli Expo o i Mondiali di calcio non tanto per incassare dai biglietti, quanto per puntare i riflettori sul proprio territorio, ricavandone un tornaconto positivo in termini di immagine e non solo. E questo vale, ovviamente, anche per le mostre importanti.
Ecco, siamo certi che su tutto questo sia d’accordo anche il vulcanico sindaco Alessandro Rapinese, anche se ci permettiamo di segnalare una curiosità. Lo stesso Gaddi ha rispolverato un ordine del giorno firmato dall’attuale sindaco quando sedeva tra i banchi dell’opposizione a Palazzo Cernezzi. Rapinese chiedeva alla giunta di «obbligare alla compensazione, per mezzo di un’adeguata fideiussione bancaria, delle eventuali mancate coperture delle spese derivanti dalle grandi mostre, quei consiglieri che, in un’apposita riunione promossa e convocata dalla giunta, fossero favorevoli al proseguimento dell’esperienza culturale delle grandi mostre a Villa Olmo».
In altre parole, voleva che fossero i consiglieri a pagare di tasca propria gli eventuali “buchi” delle mostre organizzate con l’approvazione del Consiglio.
Come spesso si dice, solo gli stupidi non cambiano mai idea.
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