La forza delle idee e il coraggio di crederci
Se è vero - come è vero - che il futuro ha radici antiche non dimentichiamoci mai di essere passati da Scanzorosciate e Inveruno, ma abituiamoci all’idea di poter entrare ad Anfield Road e al Santiago Bernabeu. Adesso siamo questi. Musichetta della Champions, please.
Lettura 2 min.Scusate l’anticipo. La versione più ottimistica dell’investimento Hartono prevedeva un Como stabilmente nelle zone alte della serie A in dieci anni. Invece, siamo qui a celebrare un traguardo mastodontico qual è la Champions League dopo sette. Una cosa che non sta né in cielo né in terra se pensiamo a chi e dove è capitata.
In sette anni dalla D alla musichetta più iconica del calcio continentale. Dalla decisione di dare stabilità al progetto Nicastro-Felleca-Corda al trattare da pari grado i grandi interpreti della fu Coppa dei Campioni. Già la scorsa estate pareva fuori portata, e faceva impressione dirlo, l’amichevole di lusso a Barcellona per il Trofeo Gamper. Figuriamoci ora all’idea di vedere Mirwan Suwarso, Francesco Terrazzani e Carlalberto Ludi in eurovisione da Nyon, quartiere generale dell’Uefa, il prossimo 27 agosto.
Ci sarà qualche Legend del calcio che conta ad alzare il bigliettino con la scritta Como 1907 e allora sì che smetteremo di darci i pizzicotti, perché il sogno sarà diventato realtà e quello che solo dieci giorni fa pareva non immaginabile sarà la pietra fondante della stagione che verrà. Me-mo-ra-bi-le, come lo è stata quella che si è chiusa domenica a Cremona.
Lì ci ha portati Cesc Fabregas, è vero. L’uomo della festa. Ma è tutto quello che c’è dietro che fa impressione. Un club, diventato esempio di organizzazione e programmazione. Ogni cosa al posto giusto. Grazie una visione con pochi uguali, ai giorni nostri. Un esempio continuo. Proposte, scelte e idee senza interruzioni.
È la società Como 1907. Con la sua forza - economica e di pensiero - prorompente. Gente che fa girare il cervello a una velocità al di sopra del normale. Un club che ha saputo calarsi nella parte di traino del territorio diventando uno dei must del territorio stesso. Una filosofia figlia delle scelte. O, forse meglio, una scelta figlia della filosofia. Ecco perchè questo management non ha vinto solo sul campo. Prima ha badato bene di farlo anche nella vita quotidiana e, stando ai risultati, possiamo dire che ci sia riuscito bene.
Ieri ricorrevano i 109 anni della società. Compleanno migliore non poteva esserci, soprattutto per tutti quelli che hanno potuto voltarsi indietro. Riavvolgendo il nastro e rivedendo gli alti e bassi che hanno contraddistinto la storia del club di viale Sinigaglia. E la spinta che arriva dal passato, che ha regalato milioni di anticorpi ai tifosi più accesi e ai semplici appassionati, non può che essere la forza sulla quale poggiare le fortune prossime venture.
Fortune che, in soldoni, si chiamano un posto tra le big del campionato, un ruolo non di comprimaria tra le grandi d’Europa e la garanzia di anni di grandi soddisfazione. Perché se torniamo a quei dieci che la famiglia Hartono si era data per l’eccellenza sportiva (e non) mette adrenalina il pensiero di cosa possa essere nei prossimi tre, per non volere ragionare a più lunga scadenza.
La forza delle idee, il sostegno del patrimonio, la fantasia dell’allenatore: mix perfetto per un progetto che ha basi solidissime e ambizioni motivate. Siccome sognare, non solo dalla parte dei tifosi, costa molto meno di quello che la proprietà indonesiana ha messo sul piatto, lasciamoci cullare dall’idea che tutto questo abbia già assunto un nonsoché di (piacevole) abitudinario.
Se è vero - come è vero - che il futuro ha radici antiche non dimentichiamoci mai di essere passati da Scanzorosciate e Inveruno, ma abituiamoci all’idea di poter entrare ad Anfield Road e al Santiago Bernabeu. Adesso siamo questi. Musichetta della Champions, please.
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