La manovra e gli stipendi dei comaschi

Editoriale Il caro-vita spinge gli insegnanti verso il meridione e gli infermieri a lavorare in Svizzera. Problemi ignorati a livello nazionale

Delle tante questioni legittimamente discutibili della manovra presentata dal governo, la polemica politica si è fatalmente concentrata su quella più sciocca.

Il caro-vita spinge gli insegnanti verso il meridione e gli infermieri a lavorare in Svizzera. Problemi ignorati a livello nazionale

Succede infatti che il ministero della Pubblica Istruzione programmi una riduzione, nei prossimi anni, di circa 7.000 posti tra docenti e personale di sostegno. Una decisione dettata da un fatto purtroppo incontestabile: ci sono meno studenti a causa della denatalità. Nelle pagine interne, per fare qualche esempio, raccontiamo come la città di Como abbia perso il 10% degli alunni dal 2019 e come a Campione d’Italia si stia lavorando per tenere in piedi una classe con appena tre bambini importando rinforzi dalla Svizzera. La conseguenza di questo spopolamento è che, anche in presenza di tagli, il rapporto insegnanti-studenti resterà praticamente identico, con un turn-over coperto al 99,5%. E il sindacalista che fa? Chiede di assumere comunque docenti per seguire studenti che non ci sono più.

L’esempio degli insegnanti

Eppure, non è difficile trovare idee su come spendere meglio quei soldi. Per esempio, si potrebbe chiedere di pagarli meglio, gli insegnanti, in particolare in un’area del Paese come la nostra, dove il costo della vita è alle stelle. A Catanzaro un professore vive egregiamente con il proprio stipendio; a Como, con lo stesso salario, c’è da impazzire. Il risultato, ovviamente, lo vedono le famiglie, con il continuo esodo di professori che chiedono il trasferimento verso il Meridione.

Un’emorragia che, restando in tema di manovra, riguarda, ovviamente anche le forze dell’ordine e la sanità

Un’emorragia che, restando in tema di manovra, viene del tutto ignorata a livello nazionale e che riguarda, ovviamente, anche le forze dell’ordine e la sanità. In quest’ultimo caso è la Svizzera a rubarci gli infermieri: quelli che restano a lavorare da questa parte del confine sono veri eroi, a fronte di retribuzioni che, da Chiasso in poi, non hanno nulla a che vedere con quelle italiane. E i nostri ospedali perdono braccia e teste.

Sempre ragionando su come spendere i soldi risparmiati, peraltro, si potrebbe anche pensare di concentrarsi sulle questioni per cui le famiglie fanno meno figli, ripensando un sistema di welfare che non è minimamente adeguato alla nuova realtà.

E invece no: si fa un altro sciopero, che sospettiamo si terrà di venerdì. E il weekend lungo sarà salvo. Noi un po’ meno.

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