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L’analisi Da oltre 25 anni i governi di ogni colore intervengono sulla rivalutazione degli assegni previdenziali per contenere la spesa pubblica. Anche la nuova legge di bilancio prevede tagli che interesseranno numerosi pensionati comaschi
Como
Tra i governi degli ultimi anni, nessuno è senza peccato: il saccheggio delle pensioni è una delle prassi politiche più trasversali che esistano. La verità è che chi oggi, dall’opposizione, si lamenta per le sforbiciate è spesso lo stesso che ieri le ha imposte. Un film già visto.
Il primo assalto alle rivalutazioni degli assegni risale, infatti, al lontano 1998, in coincidenza con il tramonto del governo di Romano Prodi e l’ascesa di quello guidato da Massimo D’Alema. Da allora, l’idea di imporre un blocco alla rivalutazione delle pensioni per fare cassa è diventata una tradizione, fino ad arrivare alla legge di bilancio attualmente in discussione, che, come raccontiamo oggi, non rappresenta affatto un’eccezione. Anzi.
Il risultato è che, nel corso degli anni, i pensionati avrebbero perso qualcosa come 30mila euro, tra un colpo di cesoia e l’altro. Tutto questo a fronte di un costo della vita in costante aumento, specialmente in territori come il nostro, e soprattutto quest’anno, con i rincari legati ai conflitti internazionali che hanno spinto i prezzi dei carburanti alle stelle.
Nelle pagine interne analizziamo nel dettaglio quanti pensionati della provincia di Como ci rimetteranno quest’anno. Le cifre sono assolutamente significative. E il problema non riguarda soltanto i più abbienti, ma tutti coloro che percepiscono una pensione superiore ai 2.500 euro lordi. Al di là degli importi, però, c’è una questione di principio che appare difficile da giustificare.
A chi affronta questo tema con leggerezza bisogna ricordare che la pensione non è certo un regalo concesso a chi è arrivato alla terza età, ma il frutto di un preciso patto tra i contribuenti e lo Stato. Un patto che comporta responsabilità e conseguenze: modificare le regole del gioco a partita in corso significa penalizzare chi, ormai, non ha più la possibilità di difendersi. Detto altrimenti, ogni famiglia pianifica il proprio futuro sulla base di quanto ha versato e di quanto le è stato riconosciuto, con la legittima aspettativa che il proprio potere d’acquisto venga preservato, nel rispetto degli accordi. Perché quelle pensioni sono il risultato di una vita di lavoro.
Ora, da Roma, la maggioranza fa sapere che sul fronte previdenziale potrebbero arrivare, in corsa, alcune correzioni. Attendiamo fiduciosi: forse qualcuno riuscirà finalmente a spezzare una tradizione che è diventata sempre più difficile da accettare.
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