Quelle frasi simbolo dei ragazzi della piazza: “A rubare si risparmia”
Editoriale Minacce anche a Como. Pare del tutto ovvio che quanto ci aspetta non c’entri ormai nulla con le proteste contro il caro vita
Lettura 2 min.«Alla fine saccheggiando risparmi». Ci sembra interessante mettere in fila alcune delle frasi raccolte a margine dell’ormai lunga serie di scontri che Repubblica ha definito “la Guerra dei ragazzini” e che si sta ormai allargando a mezza Europa. Interessante non tanto per banalizzare le ragioni del malcontento delle nuove generazioni, quanto per capire la confusione che regna sovrana nelle teste di una parte di loro e, nello specifico, di quanti hanno ormai preso il controllo delle piazze.
Parliamo di quei giovani – per lo più minorenni – che stanno sfruttando il caos creato dai cortei studenteschi per dar vita a saccheggi come quelli dell’ultimo weekend. Sono confusi e, di conseguenza, pericolosi, perché un giovane uomo che dichiara candidamente «se spaccano tutti, chi sono io per non farlo?» è totalmente imprevedibile. E la collezione di uscite simili è ormai lunga. Dal ragazzino che spara «c’è la situa, io vado e spacco» a quello che dice: «Poi vedi TikTok, c’è il bordello e corri». Ci sono i racconti sui saccheggiatori che, tutti contenti, esclamano «è roba gratis, fra’…» e c’è qualche demente che aizza la folla urlando: «Oh, ma lo facciamo ’sto casino o no?». Per non parlare della catena social nata in Francia con lo slogan «andrò a rubare da Sephora», con la catena di profumerie e cosmetici presa di mira per ragioni tutt’altro che chiare.
Ecco, gli stessi ragazzi usano con una certa onestà la parola «rubare», il che fa pensare più a un fenomeno di delinquenza (potenziato a dismisura dal passaparola incontrollabile sui social) che a una mobilitazione per i diritti sociali e civili. Gli investigatori della Polizia a Torino lo hanno detto chiaro: qui la politica non c’entra nulla. In Francia, dove si sono registrati i primi scontri, non abbiamo letto cose diverse di quei ragazzi che esultavano così: «Grazie Parigi. Siete dei grandi, ragazzi, abbiamo devastato tutto. Mi sono preso delle nuove Under Armour». Poi, in Italia, c’è qualcuno che prova a metterci una pezza, abbozzando una spiegazione pseudopolitica: «Spaccare significa protestare contro lo Stato che non ci vede, per tutti siamo invisibili». In fin dei conti, erano più onesti i loro predecessori che, durante i riot di Londra, dichiaravano: «Era come una normale giornata di shopping, ma senza commessi».
Ora, come raccontiamo oggi sulla Provincia, la «Guerra dei ragazzini» rischia di allargare il proprio fronte anche a Como, dove per questo sabato i casseurs si stanno dando appuntamento con l’obiettivo dichiarato di saccheggiare il centro. Leggerete nelle pagine interne cosa circola sui social, dove c’è chi annuncia di voler «distruggere la città insieme». Pare del tutto ovvio che quanto ci aspetta non c’entri ormai nulla con le proteste contro il caro vita, se non per il fatto che chi sta cercando di alimentare gli scontri proviene per lo più da periferie e realtà simili. Un fatto che non giustifica nulla. D’altra parte, praticamente tutti i reati contro il patrimonio derivano, in effetti, da una situazione di mancanza di mezzi e di conseguenza dal disagio sociale: è difficile che un milionario assalti un negozio per rubare una felpa. Questo, tuttavia, non significa che si possano tollerare i furti.
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