Se in tv Alessandro Volta diventa friulano

Editoriale Si avverte un controsenso culturale nell’annuncio che la fiction su Volta verrà girata a Udine e Pordenone

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Il cinema è finzione, si sa, ma noi siamo anche i luoghi che abitiamo e da cui ci facciamo abitare. Che la serie della Rai su Alessandro Volta si giri in Friuli, come è emerso dall’annuncio del casting per trovare le comparse, non può lasciare indifferenti.

Era già successo in altre occasioni, certo. Per esempio con “Folle d’amore”, il film tv su Alda Merini diretta da Roberto Faenza nel 2024, in cui la “poetessa nei Navigli” è diventata “della Certosa reale”, set principale della fiction girata in Piemonte. Un altro precedente aveva toccato noi comaschi: ne “La farfalla granata”, altro film per la tv del 2013 su Gigi Meroni, il quartiere di San Bartolomeo e la sua chiesa, che hanno visto crescere il calciatore, sono stati sostituiti da quelli di Pecetto Torinese. Poi nel montaggio Paolo Poeti ci ha messo una pezza, inserendo due vedute del capoluogo lariano e la scritta in sovrimpressione “ Como 1962...”. Qualche polemica sulle location prescelte aveva già toccato lo stesso regista della fiction voltiana, il bravo Marco Pontecorvo, perché ha girato principalmente sul Lago d’Orta la serie tv “Finestra vista lago”, tratta dai romanzi di Andrea Vitali, in uscita il 26 settembre. In quel caso è stato cambiato anche il nome del paese: da Bellano, forse ritenuto possibile bersaglio di scherzi da parte di eterni “pierini”, a Bellamo.

Il problema, peraltro, non è soltanto della Rai. Nel resto del mondo non sono messi meglio. Basti pensare, per rimanere tra i biopic, che “Colette” (2018), con Keira Knightley nei panni della celebre scrittrice francese, è stato girato quasi tutto a Budapest. E un film che addirittura ha per titolo il nome della città in cui è avvenuto l’attentato alle Olimpiadi del 1972, “Munich” (2005) di Steven Spielberg, vede la stessa Budapest, e Malta, sostituire non soltanto la capitale tedesca, ma anche quella francese e vari altri luoghi del mondo, da Beirut ad Atene. Tutto ciò accade per ragioni prevalentemente economiche: in Ungheria e a Malta viene offerto alle produzioni straniere un rimborso sulle tasse che arriva fino al 25-30% delle spese sostenute. Anche girare nel Friuli Venezia Giulia, per tornare alla fiction su Volta, è conveniente: l’Fvg Film Fund offre contributi a fondo perduto fino a 350.000 euro. E i produttori non sono delle dame di carità, come aveva spiegato ai comaschi Carlo Verdone, rivelando che, dopo aver girato dalle nostre parti “Il mio miglior nemico” (2006) avrebbe voluto tornare sul lago, ma la Filmauro aveva firmato un contratto con la Film Commission trentina, che offriva condizioni migliori. Purtroppo, la Film Commission Lombardia è debole e quella del Lago di Como è un nome registrato in tribunale, ma inattivo dai tempi di “Star Wars - Episodio II - L’attacco dei cloni” (2002) e “Casino Royale” (2006) che non a caso erano stati girati sul nostro lago, mentre per i seguiti dello stesso James Bond si è preferito effettuare le riprese in Croazia e inserire sfondi lariani al computer.

Preso atto di questa sciagurata situazione, di cui siamo un pochino responsabili anche noi comaschi, comunque si avverte un controsenso culturale nell’annuncio che la fiction su Volta verrà girata a Udine e Pordenone. Perché tutto questo accade mentre fuori dallo schermo, per fortuna, cresce la consapevolezza di quanto sia importante il reciproco plasmarsi tra esseri umani e paesaggi, un’interazione da cui nascono la grande avventura e i grandi cambiamenti che da sempre caratterizzano la vita della nostra specie sulla terra. Come ha scritto un nostro contemporaneo, Paul McCartney, che come pochi altri è cittadino del mondo riempiendo stadi ad ogni latitudine: «Tu sei nato a Liverpool / Non a Birmingham. / Né a Edimburgo. /[...] Essere nato dove sei nato / comporta determinate responsabilità». E anche delle opportunità, a saperle cogliere. Alessandro Volta, per esempio, nel paesaggio lariano ha trovato ispirazione per le sue maggiori scoperte. A proposito dell’osservazioni dei fenomeni elettrici, scriveva: «Bisogna, dico, abitare Como, e i contorni del Lario [...] per convincersi di cotal periodo, e fissazione dirò così de’ temporali a tal luogo o a tal altro, a questa o a quella valle, o gola di montagne...». E sul metano, dopo aver catturato le prime bolle il 4 novembre di 250 anni fa sul lago Maggiore, effettua una felice controprova a Como: «Appena appena io avrei sperato di raccogliere aria infiammabile lungo le sponde di questo mio Lago non guari discoste dalla Città , ove non avvi alcun canneto, nè fondo d’acqua assai fangoso». L’«inatteso successo», lo spinge nei giorni successivi a girare nei dintorni di Como, come un bambino colto da irrefrenabile entusiasmo. Rimesta ogni «fonte o fiume, polla o rigagnolo, fosso o pozzanghera» in cui si imbatte, per poi tornare a casa «colla tasca piena di guastadette [caraffe, nda] colme di novella aria». Staremo a vedere quale lago bazzicherà in Friuli.

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