Tra energia e commercio il divario da colmare

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Mondo sempre più inquieto. Basta guardare un telegiornale per rendersi conto che è venuta meno - dopo il primo decennio del Ventunesimo secolo - la passata realtà, in cui la pace era più o meno diffusa. Certo, anche allora i conflitti locali non si erano mai del tutto assopiti, ma oggi il rischio di uno scontro tra potenze è alto. Una domanda ingenua. Quante possibilità esistono che si torni indietro ad un mondo meno guerreggiato? Premesso che, raramente la storia ripercorre i suoi passi a ritroso, le possibilità sono poche. Le cause di tale condizione generalizzata di instabilità sono numerose. Ecco le principali, lasciando da parte la sfida per l’egemonia globale tra Stati Uniti e Cina. Prima: la non accettazione della sconfitta nella Guerra fredda nel 1991 da parte dell’attuale Amministrazione del Cremlino e il «revanchismo» della Russia «risorgente». Seconda: il programma nucleare iraniano collegato alla volontà degli ayatollah di cancellare Israele. Terza: l’impossibilità di trovare una soluzione definitiva alla questione mediorientale. Conseguente, pertanto, è stata la nascita del presente scenario di multipolarismo guerreggiato, accelerato dalla perdita del ruolo di guida politica dell’Occidente da parte degli Stati Uniti. Perdita, ben inteso, ingigantita dai disastri di Donald Trump e della sua squadra, ma assolutamente reversibile grazie ad un augurabile futuro cambio di leadership alla Casa Bianca.

Con il realizzarsi di tale scenario negativo si è dunque osservata una contemporanea corsa da parte degli Stati verso la ricerca di sicurezza e di maggiore rilevanza politica. Di fatto la Nato si sta riformando e sta diventando «più europea»; Turchia, Arabia Saudita e Pakistan hanno appena concordato un accordo difensivo sunnita, temendo una deriva sciita in uscita dall’Iran. Il cosiddetto «Sud del mondo» chiede, invece, più spazio negli organismi internazionali in virtù del superiore peso economico acquisito negli ultimi decenni. Il problema è che tale desiderio è strumentalizzato dai soliti noti. Soliti noti, che hanno dichiarato la «guerra ibrida» all’Occidente, e usano tra l’altro social media infedeli, trolls, bloggers da quattro soldi. L’immagine rilanciata, da questi professionisti della mistificazione, è quella di un superato Occidente già sconfitto. Immagine che ben si accoppia con quella dilagante degli italiani, brontoloni, che si lamentano perennemente del bicchiere mezzo vuoto.

Ma è davvero così? L’Occidente è decadente? Se la si pensa in questo modo l’invito è quello di mettersi urgentemente su un aereo e girare i cinque continenti… ma non per villaggi turistici. Oggi i Paesi del G7 sono davanti alla necessità di modificare scelte, consolidate da decenni, in virtù della rapida evoluzione globale nei settori economici e tecnologici. Soprattutto servono decisioni nette in campo energetico e commerciale. Basta passare enormi quantità di denaro a Paesi che poi utilizzano tali mezzi finanziari armandosi o tenendo politiche anti-occidentali. A cosa serve comprare il gas a buon prezzo se poi si è costretti a spendere la differenza per la propria difesa?

In breve, non è più rimandabile affrancarsi dall’uso dell’energia fossile o perlomeno alleggerire il suo peso; riportare le fabbriche strategiche indietro. In ultimo, finché l’Occidente avrà il predominio nella ricerca scientifica, nel progresso tecnologico e nel controllo dei mezzi finanziari non si registreranno cambiamenti epocali. Se ne può essere certi. E per un multipolarismo meno guerreggiato? Non fare affari con personaggi impresentabili.

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