Addio a Sangiorgio, l’ultimo mugnaio di Alserio: «Se ne va un pezzo di storia»
La storia Uomo schivo e di poche parole, con la famiglia era custode del mulino sulla roggia. «Rappresentava un legame autentico con le radici e ha mantenuto viva una tradizione»
Lettura 1 min.Alserio
Si chiude una pagina di storia di Alserio e del suo lago: è morto Carlo Sangiorgio, 83 anni, custode con la sua famiglia del mulino che sorge sulla roggia del centro paese.
Ultimo mugnaio e rappresentante di quella tipica laboriosità rurale brianzola, che ha segnato la storia secolare del territorio. Schivo, gran lavoratore, poche parole e tanto impegno, custodiva uno dei mulini più antichi del paese. La roggia, che scende dall’alto del paese con la forza impetuosa dell’acqua sorgiva, passa sotto la strettoia di via Carcano e da qui andava ad alimentare la ruota del mulino dei Sangiorgio, prima di correre verso il Lago di Alserio. Alserio, paese per eccellenza dell’acqua e fondato sull’acqua, aveva nei secoli passati decine di mulini.
Lutto
Accanto alla stessa roggia, poi, con l’industrializzazione novecentesca, era sorta la filanda (ora trasformata in complesso residenziale). Carlo e la sua famiglia custodivano i segreti della storia del paese, tra cui la tradizione del “tajulén”, l’antico mais rostrato del paese, che negli ultimi anni Fabiano Rosa sta riscoprendo con un progetto di valorizzazione e coltivazione. «Siamo addolorati per la scomparsa di Carlo e ci stringiamo ai familiari – commenta il sindaco, Stefano Colzani – Lo ricordo fin da quando ero piccolo: era coetaneo di mio padre. Schivo, poche parole e tanto lavoro: lo ricordo passare col trattore per il lavoro dei campi e poi nel loro amato mulino. Con lui se ne va una lunga pagina di storia di Alserio, che purtroppo va scomparendo. Rappresentava l’essenza alseriese e lo ricordiamo tutti con affetto e gratitudine».
I ricordi
Anche Rosa, che siede nei banchi della minoranza ed è curatore del progetto di recupero del “tajulén”, ricorda con affetto Sangiorgio: «Carlo ci lascia, ma il suo nome rimarrà legato a una parte preziosa della storia di Alserio – commenta - Custode di un mulino storico di famiglia, luogo di fatica, tradizione e comunità, Carlo ha rappresentato un legame autentico con le radici più profonde di Alserio. Tra quelle mura, per generazioni, è stato macinato il mais per tutto il circondario, un lavoro antico che racconta il valore della terra, del tempo e della dedizione. Fino agli anni Ottanta quel mulino ha continuato a dare vita anche al prezioso mais rostrato antico di Alserio, il nostro amato tajulén, simbolo identitario di una cultura agricola che oggi più che mai merita memoria e rispetto».
«Con Carlo non salutiamo soltanto una persona stimata, ma una figura che, attraverso il suo vissuto e il suo lavoro, ha contribuito a custodire un patrimonio storico e culturale fatto di gesti semplici, saperi tramandati e appartenenza al paese. Il suo ricordo resterà nel rumore silenzioso delle macine, nella memoria di chi lo ha conosciuto e in quella storia di Alserio che persone come lui hanno contribuito a mantenere viva».
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