Ca’ Prina, 200 letti e 350 anziani in attesa. «Rimessa a nuovo, ma spazi insufficienti»
Erba. Mentre la maternità sta per chiudere per il calo di nascite, aumentano gli over 75. Sono quasi 2.000 quelli in lista per accedere alle dieci case di riposo del territorio
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Se i bambini sono sempre meno, tanto che il punto nascita dell’Ospedale di Erba sta per chiudere tra le proteste dei politici locali, l’altra faccia della medaglia è rappresentata dagli anziani che faticano a trovare posti liberi nelle case di riposo. Le liste d’attesa per le Rsa del territorio erbese continuano ad allungarsi, ma la disponibilità dei letti è sempre la stessa con buona pace delle famiglie che devono garantire le cure ai parenti a domicilio.
Gli ultimi dati sulle liste d’attesa per le Rsa, aggiornate da Ats Insubria al 31 luglio 2026, parlano chiaro: le dieci strutture del territorio erbese contano 1.995 anziani che ancora non hanno trovato posto. Molti fanno richiesta in più di una struttura, ma il trend resta in crescita da anni. Le code più lunghe si registrano all’Opera Pia Roscio di Albavilla (823), alla Ida Parravicini di Persia di Albese con Cassano (437), a Ca’ Prina di Erba (352) e alla Don Alessandro Pozzoli di Canzo (236).
I numeri relativi alla terza età colpiscono soprattutto in questi giorni, mentre i politici locali si mobilitano per salvare il punto nascita dell’Ospedale di Erba. In quel caso la chiusura è legata al continuo calo dei parti: sono stati 320 nel 2025, quest’anno non supereranno i 250; sono numeri lontanissimi dalla soglia minima dei 500 prevista dallo Stato per mantenere attivo un punto nascita.
Le famiglie che faticano a trovare una collocazione per genitori e nonni anziani fanno meno notizia. Il problema esiste da anni e certo colpisce meno della chiusura di uno storico reparto di maternità, eppure la necessità di nuovi spazi dedicati alla terza età è sotto gli occhi di tutti. Ad oggi, però, non sembrano esserci soluzioni concrete.
«Il tema esiste e lo conosciamo bene. Aggiungo che spesso gli ospedali ci chiamano quando dimettono anziani che non possono restare soli nella loro casa, magari a seguito di un intervento, e non è facile trovare loro una collocazione anche temporanea» dice l’assessore alle politiche sociali Maria Francesca Frigerio. «Allo stesso tempo, trovare una soluzione a lungo termine non è facile: bisognerebbe allargare la casa di riposo o realizzare delle strutture residenziali per anziani parzialmente autosufficienti, ma con una serie di servizi dedicati».
L’amministrazione ha vagliato entrambe le ipotesi, ma nessuna si concretizzerà da qui alla fine del mandato: l’assessore Frigerio non vuole illudere nessuno. Per quanto riguarda gli appartamenti destinati agli anziani, la speranza è di ottenere almeno dei fondi per avviare una ristrutturazione, ma poi starà alla futura amministrazione cercare qualcuno che possa gestire i servizi correlati (a partire da un medico o infermieri per le visite).
Quanto a Ca’ Prina, che conta duecento posti letto, la struttura è stata riqualificata esternamente e sono in corso lavori di sostituzione degli arredi all’interno. Il presidente Alberto Croci non esclude future espansioni, ma per ora è un sogno: bisogna prima trovare i terreni e i fondi.
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