Diventare artigiani? «Aiutiamo i giovani ad amare il lavoro»

Lariofiere Primo weekend della Mostra Mercato Artigianato con un buon riscontro di pubblico tra i vari stand. L’esperienza di Andrea Viganò: «Guardiamo al futuro»

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Erba

Il primo fine settimana con la Mostra Mercato dell’Artigianato di Lariofiere è terminato con un buon riscontro di pubblico e una corposa parte istituzionale. La fiera racconta però anche storie ed esperienza attraverso il valore del saper fare e le imprese capaci di tramandare un mestiere e rinnovarsi. Gli stand permettono di conoscere produzioni originali, incontrare chi le realizza e scoprire come le competenze manuali si traducano in accessori e proposte per la vita quotidiana.

Tradizione e modernità

Il saper fare è il filo conduttore: le tecniche, la cura dei dettagli e le storie delle imprese che stanno dietro a ogni lavorazione. Accanto alle creazioni contemporanee, dagli arredi agli infissi, trovano spazio mestieri della tradizione, come il merletto di Cantù, presentato dalle merlettaie del Comitato per la Promozione del Merletto con dimostrazioni dal vivo. Il pubblico può osservare gesti che richiedono esperienza e precisione. Con un panorama che spazia da tradizione a nuove idee fino ad arrivare alle auto, al cibo, ai gioielli.

Tra i protagonisti dell’evento e del nuovo podcast legato alla fiera “Mo.Ma. Live” c’è Andrea Viganò, titolare di Viganò Intrecci di Lurago d’Erba, azienda specializzata nella lavorazione del rattan e del midollino.

La sua esperienza affronta una questione centrale per il futuro dell’artigianato: come trovare giovani disposti a imparare e a raccogliere il testimone delle generazioni precedenti?

Viganò è la terza generazione di una famiglia di artigiani in quella Brianza, in particolare Lurago d’Erba, da sempre legata ai mobili e al midollino. Dopo gli studi in economia e le esperienze maturate viaggiando, è tornato in azienda portando competenze manageriali e una conoscenza del mestiere, imparato accanto al nonno. Per garantire continuità alla tradizione, ha capito, non basta conservare le tecniche: bisogna creare le condizioni perché qualcuno abbia voglia di apprenderle e possa immaginare in quel lavoro il proprio futuro.

«L’azienda può contare su tre maestri d’opera con anni di esperienza, affiancati da ragazzi desiderosi di imparare». Per Viganò, il risultato è legato anche al modo in cui viene organizzata l’attività. Una volta alla settimana la squadra si riunisce per condividere esigenze e problemi; vengono seguite la crescita delle persone e la loro formazione professionale. Anche il tempo di lavoro è organizzato senza considerare la permanenza in azienda un valore in sé.

Le prospettive

«Quando le circostanze lo richiedono si lavora anche più delle consuete otto ore, ma io non sono l’imprenditore che conta il risultato in ore di presenza. Se il lavoro è finito, si torna a casa», spiega.

Per Viganò, essere un buon imprenditore significa prima di tutto essere un collega, capace di condividere le decisioni e valorizzare le persone. Questa impostazione, racconta, rende l’organizzazione più efficace e contribuisce a creare un ambiente nel quale i ragazzi scelgono di restare anche dopo l’apprendistato e la formazione. Il rattan e il midollino richiedono una conoscenza concreta della materia. Il midollino, ricavato attraverso la lavorazione del rattan, è una fibra che si presta all’intreccio grazie alla sua flessibilità e alla capacità di adattarsi a forme curve e lineari. Servono attenzione e manualità. È un sapere da conservare, è una fiera dell’artigianato è la sua casa.

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