Donna annegata in piscina, i dettagli che hanno tradito l’ex marito

L’inchiesta Per la Procura la tragedia è tutta una messinscena. A dimostrarlo telecamere, gps e due scarpe entrambe mancine trovate in acqua e accanto al corpo

Erba.

Una manciata di vestiti bagnati nella lavatrice. La presenza di due scarpe, entrambe per il piede sinistro, una incastrata nel filtro della piscina, l’altra a bordo vasca. La sedia a rotelle fradicia, eppure trovata fuori dall’acqua. Un pacco di Amazon. Il lenzuolo sparito dal letto.

“Non c’è niente di così importante come le piccolezze” amava far dire Arthur Conan Doyle al suo amato Sherlock Holmes. Una frase che, dalla finzione alla realtà, suona quantomai azzeccata per raccontare la svolta nelle indagini sulla donna, costretta in carrozzina, ritrovata annegata nella piscina della casa dell’ex marito.

Le manette

I Carabinieri del Nucleo investigativo di Como hanno arrestato proprio lui: Carmine Civitillo, 76 anni. Sono andati a prenderlo a Cusano Mutri, in provincia di Benevento, suo paese d’origine, per consegnargli un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di omicidio volontario pluriaggravato. Per la pm Alessandra Bellù non sembrano esserci dubbi: Patrizia Monteleone, 64 anni, la donna trovata annegata l’ultima domenica di settembre nella piscina di via Riazzolo, a Buccinigo di Erba, è stata ammazzata dall’ex marito. Che, poi, avrebbe cercato di costruire una messinscena che con il passare dei giorni è crollata, agli occhi degli inquirenti, come un castello di carte spazzato via dal vento.

Domenica 29 settembre. Manca poco a mezzogiorno e mezza, quando la stradina che conduce a casa Civitillo si riempie di mezzi di soccorso. Accanto alla piscina c’è il corpo di una donna, privo di vita. Accanto a lei l’ex marito, il figlio Michael e la fidanzata di quest’ultimo. La vittima era costretta su una sedia a rotelle, in seguito a un ictus. L’ex marito racconta di essere rientrato a casa a mezzogiorno e di aver trovato la donna, Patrizia Monteleone, già in acqua. Ma, invece di chiamare il 112, chiama il figlio che accorre: è lui a tirar fuori dall’acqua la madre. L’uomo racconta di aver trovato la sedia a rotelle della ex sul bordo della vasca. Salvo poi, in un secondo momento, cambiare versione: no, era in acqua. L’ho tirata fuori io. Troppo tardi. In effetti la carrozzina è fradicia e gocciolante, ma quando Michael arriva trova il padre asciutto e la sedia fuori dalla piscina. Prima “piccolezza”. Prima incongruenza. Lui asciutto, si diceva, ma nella lavatrice i Carabinieri trovano i vestiti dell’uomo fradici. Seconda “piccolezza”. Secondo indizio.

Sul labbro superiore della donna c’è un’ecchimosi, come se avesse preso un colpo o come se qualcuno le avesse tappato la bocca. Due vicine di casa raccontano ai Carabinieri che attorno alle 10.30 hanno sentito una voce femminile gridare aiuto. Poi subito silenzio. Una casualità? O qualcuno l’ha zittita? Terza “piccolezza”. Terzo indizio.

Curiosamente vicino al corpo della donna c’è soltanto una scarpa, quella del piede sinistro. L’altra sarà trovata incastrata nel filtro della piscina. Ma anche quella calza un piede sinistro. Il fatto è che Patrizia Monteleone, a causa dell’ictus, era paralizzata proprio sul lato sinistro del corpo. E allora, visto che sulla carrozzina si muoveva usando il piede e la mano destra, come ha fatto ad arrivare fino a lì con il piede, quello che poteva usare, scalzo? Una messinscena arruffona, ipotizzano gli investigatori. Quarta “piccolezza”. Quarto tassello d’accusa. E poi perché dal letto è sparito il lenzuolo? E quel pacco Amazon, arrivato alle undici e mezza del mattino quando in teoria in casa non doveva esserci nessuno se non la vittima, anziché trovarsi ancora fuori dalla porta è stato recuperato (dopo il ritrovamento del corpo) e accuratamente riposto in casa da Civitillo?

La messinscena

Ultima “piccolezza”: i movimenti di quella mattina smentiti da telecamere e gps. L’uomo aveva detto di essere uscito presto, di aver accompagnato la figlia alla stazione, e poi di essere andato a Lecco per incontrare l’assicuratore, per rientrare a casa a mezzogiorno. Ma non solo l’assicuratore esclude, ma pure telecamere e gps smentiscono. In particolare la telecamera di un vicino, che riprende la strada a fondo cieco che conduce alla villetta della tragedia. E che immortala l’auto di Civitillo rientrare poco dopo le 10. Per non muoversi più. E se lui era in casa quando si è verificata la tragedia, allora per gli investigatori vuol dire che non c’è stata alcuna tragedia. Piuttosto, siamo di fronte a un femminicidio.

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