Erba, monito agli insegnanti: «Stop ai voti con l’AI»
La decisione Intelligenza artificiale all’istituto Puecher, la preside Muni scrive ai professori: «Ogni utilizzo dovrà essere motivato da effettiva utilità organizzativa o didattica»
Istruzione.
L’istituto comprensivo Puecher mette i paletti all’intelligenza artificiale.
Con un atto di indirizzo rivolto ai docenti, la dirigente scolastica Rosa Angela Muni ha chiarito che ChatGpt, Gemini e Claude non possono sostituirsi all’educatore: «Ogni utilizzo dovrà essere motivato da un’effettiva utilità didattica o organizzativa, e non dalla sola disponibilità della tecnologia» scrive la preside.
Vietato anche utilizzare l’AI per attribuire voti agli alunni.
Muni è a capo di un istituto statale che comprende tre scuole dell’infanzia, quattro plessi della primaria e le medie del centro città. «L’atto di indirizzo nasce da una scelta preventiva, non abbiamo registrato abusi fino ad ora - chiarisce la preside a La Provincia - Il punto è che questi strumenti sono facilmente accessibili e possono essere utilizzati in assoluta buona fede senza avere piena consapevolezza dei rischi».
Non solo gli studenti
Per quanto riguarda gli studenti, prosegue, «già da qualche anno ci interroghiamo su come evitare che utilizzino l’intelligenza artificiale per fare i compiti. In questo caso, però, l’atto di indirizzo è rivolto al personale educativo e fa il paio con un forte investimento sulla formazione dei docenti. Dobbiamo comprendere quando l’intelligenza artificiale è un valore aggiunto per l’apprendimento e quando, invece, rischia di sostituire processi cognitivi fondamentali».
«Uno strumento di supporto, non un sostituto della relazione educativa»
Nell’atto di indirizzo, la dirigente chiarisce infatti che l’AI è «uno strumento di supporto, non un sostituto della relazione educativa, della professionalità del docente o delle decisioni spettanti al personale e agli organi della scuola. L’istituto ne promuove un impiego graduale, critico e inclusivo, orientato al miglioramento degli apprendimenti e alla formazione di cittadini digitali consapevoli».
La comunità scolastica favorisce i processi di comprensione delle potenzialità dell’AI, con modalità adeguate all’età degli alunni, ma i docenti devono sempre mantenere il controllo sui contenuti delle lezioni e sulla valutazione. Muni lo scrive chiaro: a scuola «nessun sistema di Ai potrà attribuire autonomamente voti, giudizi o decisioni sul percorso scolastico degli alunni».
Poi c’è la questione dei dati sensibili, con un divieto assoluto: «Non dovranno essere immessi nei prompt o caricati su strumenti di intelligenza artificiale dati personali o documenti riferibili a studenti, famiglie o personale».
La sperimentazione
L’anno scolastico appena iniziato servirà a sperimentare. La dirigente promuoverà l’individuazione di un referente e di un gruppo di lavoro sull’AI. «Saranno prioritari la ricognizione degli strumenti, la raccolta dei bisogni formativi, le verifiche di sicurezza, la definizione del coordinamento e l’eventuale avvio di attività guidate o sperimentazioni espressamente autorizzate» si legge nell’atto di indirizzo.
Decine di famiglie erbesi hanno anche firmato un patto educativo (pattidigitali.it/erba) per limitare l’uso dello smartphone
Alla fine dell’anno, le attività svolte nelle classi con l’AI verranno discusse dal collegio docenti, per correggere il tiro in vista dell’anno scolastico successivo. Le linee di indirizzo della preside sono alla base di un vero e proprio regolamento per l’uso degli strumenti di intelligenza artificiale, che verrà modificato in base alle future esigenze e alle indicazioni che arriveranno da parte del Ministero dell’istruzione e del merito.
Se l’AI è sempre più pervasiva, l’istituto comprensivo Puecher non dimentica il tema più ampio del digitale. Il consiglio d’istituto e il comitato genitori - guidati da Alice Baruffini e Giulia Gorgoglione - hanno proposto numerosi incontri formativi per le famiglie per parlare di cyberbullismo, dipendenza dai social media, rischi di truffe (o peggio) ai danni dei minori. Decine di famiglie erbesi hanno anche firmato un patto educativo (pattidigitali.it/erba) per limitare l’uso dello smartphone.
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