Il Comune: «Basta soldi a Lariofiere»

Erba. L’amministrazione non verserà i 140mila euro per il piano industriale che gli competerebbero come socio. La Corte dei Conti potrebbe “bacchettarla” perché la fondazione che non ha ancora ripianato le vecchie perdite

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Erba

Il Comune di Erba condivide il ruolo strategico di Lariofiere nel sistema economico e produttivo del territorio, ma non sosterrà economicamente il piano industriale 2026-2028 presentato dal consiglio direttivo. Lo ha deciso venerdì la giunta del sindaco Mauro Caprani: il Comune teme una “bacchettata” della Corte dei Conti a fronte dell’eventuale versamento di 140mila euro a favore di una fondazione che non ha ancora ripianato perdite di diversi anni fa.

La premessa è che il Comune di Erba è socio fondatore di Lariofiere, con una partecipazione del 6,85 per cento, insieme alla Camera di Commercio Como-Lecco, che detiene l’86 per cento delle quote; la quota restante - paragonabile a quella del Comune di Erba - è della Provincia di Lecco.

Essendo la città che ospita il quartiere fieristico, Erba gioca un ruolo importante che va al di là della quota. Lo statuto prevede infatti che esprima il presidente o il vicepresidente del consiglio direttivo (attualmente esprime il vicepresidente, Patrizio Musitelli, mentre il presidente, Marco Galimberti, è stato indicato dalla Camera di Commercio).

Alla fine di luglio la Fondazione Lariofiere ha presentato una richiesta di sostegno economico al piano industriale 2026-2028. Il piano, si legge nel documento, è «volto a consolidare il ruolo competitivo del quartiere fieristico in un mercato sempre più selettivo, nel quale la qualità delle infrastrutture, l’efficienza gestionale e la capacità di investimento costituiscono fattori chiave di posizionamento e sviluppo».

Nello specifico sono previsti «interventi straordinari di riqualificazione e sviluppo del quartiere», indispensabili «per preservare il valore patrimoniale dell’immobile di proprietà, rafforzare l’attrattività commerciale e ridurre progressivamente l’impatto dei costi legati all’obsolescenza della struttura. L’obiettivo è creare le condizioni per un rilancio stabile e duraturo delle attività fieristiche, congressuali ed espositive».

La richiesta di sostegno, spiega il sindaco Caprani, «ammonta complessivamente a 2 milioni di euro ed è motivata dal fatto che Lariofiere non dispone attualmente di risorse finanziarie proprie sufficienti né di ulteriori margini di indebitamento compatibili con il mantenimento dell’equilibrio gestionale».

Erba ha il 6,85 per cento delle quote, quindi dovrebbe compartecipare con un versamento di circa 140mila euro. «Da parte nostra è arrivata una risposta negativa, ampiamente giustificata con i riferimenti legali e le questioni di opportunità che abbiamo elencato nella deliberazione» conclude il sindaco.

Senza entrare nel ginepraio dei riferimenti legali e dei pronunciamenti della Corte dei Conti citati nella deliberazione, la questione si può riassumere così: il Comune si troverebbe a finanziare con soldi pubblici una fondazione che negli ultimi tre bilanci (2023-2025) ha prodotto un utile di esercizio, senza aver però ripianato le perdite cumulate negli anni precedenti.

La Corte dei Conti, secondo i legali consultati dal Comune, avrebbe da ridire sul soccorso finanziario a un’impresa che presenta passività nel bilancio superiori a 1,5 milioni di euro; anche perché il soccorso non avrebbe uno specifico interesse pubblico e verrebbe considerato un intervento indiretto di ripianamento delle perdite.

Il presidente di Lariofiere, Marco Galimberti, riunirà i soci alla fine di settembre per discutere insieme del piano industriale e della necessità di sostegno economico.

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