Il parroco che sfidò i nazisti sulle montagne lariane: ora don Banfi è “Giusto fra le Nazioni”
Sormano Aiutò ebrei, militari e oppositori politici a scappare verso la Svizzera. Ora lo Yad Vashem corona il riconoscimento del parroco di Sormano, che fino al 2012 era stato dimenticato dalla storia
Lettura 2 min.Sormano
Un riconoscimento atteso per anni diventa ora realtà. Don Carlo Banfi, parroco di Sormano negli anni della Seconda guerra mondiale, è stato riconosciuto «Giusto fra le Nazioni» dallo Yad Vashem, l’Ente nazionale di Israele per la Memoria della Shoah. La comunicazione è arrivata al Comune, che ha accolto la notizia come il completamento di un lungo percorso di riscoperta della figura del sacerdote.
Il riconoscimento premia l’attività svolta da don Banfi durante gli anni più drammatici del conflitto, quando si mise a disposizione di ebrei perseguitati, militari in fuga e perseguitati politici, aiutandoli a sottrarsi alla cattura. «Lo Yad Vashem ha comunicato che è stato attribuito a Don Carlo Banfi, parroco di Sormano negli anni della seconda guerra mondiale, il riconoscimento di Giusto fra le Nazioni. Lo Yad Vashem, l’Ente nazionale di Israele per la Memoria della Shoah, ha il compito di documentare e tramandare la storia del popolo ebraico durante la Shoah, e ha inoltre il compito di ricordare i “Giusti fra le Nazioni”, che rischiarono le loro vite per aiutare gli ebrei», spiega il sindaco di Sormano Giuseppe Sormani.
Banfi organizzò le fughe verso la Svizzera attraverso le montagne del Triangolo Lariano. Il nome di Banfi è legato anche a quello di Ada Tommasi e Mario De Micheli, che a Sormano parteciparono alla rete di aiuto e che furono a loro volta riconosciuti Giusti fra le Nazioni.
La sua storia, però, per molto tempo era rimasta quasi dimenticata. Nel 2012 il Comune di Sormano, insieme all’Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta e in particolare al professor Daniele Corbetta, avviò una ricostruzione della vicenda. Documenti e testimonianze confluirono nel 2013 nel volume «Don Carlo Banfi: un eroe sconosciuto». Da quella ricerca e dal successivo convegno organizzato in paese prese avvio l’iniziativa per ottenere il riconoscimento internazionale.
Il sindaco Giuseppe Sormani sottolinea tuttavia anche la necessità di separare la memoria del sacerdote dalle vicende politiche contemporanee. Il riferimento è al delicato momento internazionale nel quale arriva il riconoscimento, con il conflitto in Medio Oriente e le polemiche che coinvolgono il governo israeliano. «Si rischia di vedere la memoria di un uomo, giusto e generoso, coinvolta in polemiche che mescolano e confondono le sue coraggiose azioni di ottanta anni fa con il comportamento di oggi del governo di Israele».
Il punto centrale, per Sormano, resta dunque la figura di don Banfi e il suo insegnamento. Il sacerdote spiegava il senso del proprio impegno in una lettera al professor Ferruccio Pardo: «Un po’ di bene fatto ci lascia contenti del tempo vissuto» e «Ecco un segreto per la felicità: vivere per gli altri». Parole che oggi, a distanza di oltre ottant’anni, accompagnano il riconoscimento di un uomo che, come ricorda il Comune, aiutò senza distinguere tra Paese, religione o convinzioni politiche.
Sormano si prepara ora a rendere omaggio alla sua memoria, recuperando proprio quel messaggio di solidarietà che aveva guidato le sue scelte durante la guerra. «Sarebbe triste vedere, oggi, la sua memoria coinvolta in polemiche di fazione. Per quanto è nei nostri limitati poteri, ci adopereremo perché non si confonda la sua figura e il suo eroismo di allora con posizioni politiche e polemiche», conclude il sindaco, annunciando la disponibilità del Comune a collaborare con quanti vorranno ricordare don Banfi in occasione del conferimento del titolo.
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