L’addio dei padri Barnabiti ad Eupilio, spuntano anche delle lettere anonime razziste
In paese si rincorrono voci secondo cui proprio queste motivazioni avrebbero avuto un peso nella decisione dei Barnabiti di lasciare la comunità. Ma il parroco smentisce: «Questo elemento è stato citato, ma ci sono tanti altri punti che hanno portato a questa scelta»
Lettura 2 min.Eupilio
I padri Barnabiti lasciano la gestione della parrocchia di Eupilio dopo oltre cinquant’anni e, tra le motivazioni emerse, compaiono anche alcune lettere anonime a sfondo razzista nei confronti di un sacerdote rimasto tra Eupilio e Longone per una quindicina di giorni, prima di essere trasferito. Un elemento che ha suscitato discussioni all’interno della Comunità pastorale Sant’Antonio Maria Zaccaria, realtà che negli anni ha sempre mostrato, nei fatti, una forte vocazione all’inclusione.
In paese si rincorrono voci secondo cui proprio queste motivazioni avrebbero avuto un peso nella decisione dei Barnabiti di lasciare la comunità. L’episodio sarebbe emerso durante la riunione congiunta dei consigli pastorali e degli affari economici della comunità. In quell’occasione la congregazione dei padri Barnabiti, con il superiore padre Leonardo Berardi, avrebbe comunicato – alla presenza anche di monsignor Gianni Cesena, vicario episcopale – l’esistenza di alcune lettere anonime inviate direttamente alla congregazione, nelle quali si manifestava la contrarietà ad avere un sacerdote di colore all’interno della comunità.
La vicenda viene confermata da almeno tre persone presenti. Conferma, pur ridimensionando il tema, anche padre Giovanni Giovenzana, parroco della comunità che comprende Eupilio e Longone al Segrino. «Tra le ipotesi – spiega – si è parlato anche di queste lettere anonime. Smentisco però categoricamente che Eupilio e Longone siano realtà razziste. Ci sono molte famiglie straniere che vengono accolte bene, la Caritas lavora tantissimo con persone di diversa provenienza presenti sul territorio. Il superiore ha indicato diversi motivi che hanno portato i Barnabiti alla decisione di lasciare l’incarico parrocchiale, tra cui è stato citato anche questo aspetto. Ho sentito dire in paese che la motivazione principale sarebbe il razzismo della comunità, ma lo smentisco categoricamente».
Secondo quanto riferito durante l’incontro sarebbero arrivate quattro lettere anonime a contenuto razzista: «In realtà – aggiunge padre Giovenzana – non è stato indicato un numero preciso e non è un elemento rilevante. Io stesso non ho chiesto dettagli su queste lettere, che non sono arrivate in parrocchia ma direttamente ai superiori. Non hanno importanza. Il sacerdote al centro delle missive è stato spostato perché il progetto pastorale a cui era collegato non è andato in porto, non per altre ragioni».
Solo il 15 febbraio, del resto, era stato annunciato ufficialmente l’arrivo del nuovo confratello, in termini che non lasciavano presagire una permanenza breve. Sul bollettino parrocchiale padre Giovanni scriveva: «È arrivato un nuovo confratello che vivrà con noi arricchendo la nostra quotidianità e che ci aiuterà nella cura della Comunità Pastorale Samz. Accogliamo con gioia padre Bienvenu Bisimwa Luhiriri. È congolese, ha 43 anni ed è di lingua francese».
Intanto, però, il quadro organizzativo della pastorale è destinato a cambiare profondamente. La Comunità Sant’Antonio Maria Zaccaria sarà infatti ampliata e comprenderà anche Proserpio.
«Non c’è ancora una data precisa in cui noi padri lasceremo l’incarico parrocchiale – chiarisce padre Giovenzana –. Di certo la nuova comunità comprenderà anche Proserpio e noi ci sposteremo a San Giorgio, perché dal 30 maggio la Casa dei Padri verrà chiusa definitivamente. Non è escluso che, tra un anno o un anno e mezzo, possa esserci un nuovo utilizzo della struttura dopo averne ripensato la gestione. In questo momento, però, economicamente non è sostenibile e stiamo procedendo alla chiusura. La decisione è stata presa dai Barnabiti e rientra in una riflessione più ampia. Succede spesso che vi siano spostamenti dettati da una serie di motivazioni. Da parte nostra, chiaramente, c’è dispiacere».
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