Controllo lupi nel Triangolo Lariano: «Inutile il progetto
da 80mila euro»

Canzo La posizione di Mario Meroni, referente dell’Unione cacciatori, contro la Comunità montana. La replica: «L’iter sta procedendo»

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Il lupo è tornato a colpire nel Triangolo Lariano. Negli ultimi giorni un asino e alcune pecore sono stati uccisi in nuove predazioni che hanno riportato al centro dell’attenzione un problema che, rispetto agli anni scorsi, sembra essersi attenuato, ma che continua a preoccupare allevatori e operatori del territorio.

Se da un lato i dati indicano una diminuzione degli episodi e del numero dei predatori, dall’altro si riaccende il confronto sul progetto di monitoraggio finanziato dalla Comunità Montana del Triangolo Lariano con un investimento di 80 mila euro.

A sollevare critiche è Mario Meroni, referente del circolo Penisola Lariana dell’Uncza (Unione nazionale cacciatori zootecnisti ungulati) per la provincia di Como.

L’accusa: dopo due anni ancora nessun animale monitorato

«Il lupo ha colpito ancora un asino e alcune pecore – osserva Meroni – La situazione è più tranquilla rispetto a qualche anno fa, anche grazie all’attenzione che pongono sul problema i cacciatori. Ci sono meno lupi sul territorio, ma mi lascia stupito che, dopo due anni dall’avvio di un progetto della Comunità Montana finanziato con 80 mila euro per il monitoraggio del lupo, non sia ancora stato monitorato alcun animale».

Secondo Meroni «l’obiettivo principale del finanziamento era quello di catturare un esemplare per applicargli un radiocollare elettronico, così da poter avvisare gli allevatori quando il predatore si trovava in una determinata area. Già di per sé era una scelta discutibile – aggiunge – perché l’allevatore può fare ben poco quando il lupo è già presente. Ma, al di là di questo, non è stato ancora messo alcun collare e non è stato nemmeno catturato un lupo. Credo che il problema principale sia proprio l’impossibilità di catturarlo da parte della Comunità montana. Se lo scopo era sapere quanti lupi ci sono nel Triangolo Lariano, bastava chiedere alla Polizia provinciale, che questi report li realizza già».

«L’Uncza nazionale ha preso le distanze da Meroni»

Alle accuse replica il presidente della Comunità Montana del Triangolo Lariano, Danilo Bianchi, che respinge le ricostruzioni di Meroni e difende il lavoro svolto. «Meroni mi pare ancora una volta piuttosto confuso sul progetto, sulle risorse e soprattutto sulle attività svolte – afferma – Ricordo comunque che è presidente dell’Uncza Triangolo Lariano e, anche quando interviene a titolo personale, questo ruolo non può essere semplicemente ignorato».

Il presidente dell’ente di Canzo sottolinea che il progetto è pienamente operativo e che i risultati sul territorio sono già visibili. «Nelle ultime predazioni, se parliamo dell’asino, mi riferiscono che gli animali erano completamente abbandonati perché l’alpigiano aveva già lasciato l’alpeggio. I dati in nostro possesso evidenziano comunque una drastica riduzione degli episodi e dei capi predati e dagli allevatori abbiamo raccolto apprezzamento per il lavoro svolto».

Bianchi richiama anche una presa di posizione dell’associazione nazionale Uncza. «Mi fa specie che certe dichiarazioni arrivino proprio da Meroni, considerando che il presidente nazionale dell’Uncza ha inviato alla Comunità montana una nota con cui prendeva le distanze dalle sue affermazioni. Personalmente non ricordo nemmeno di aver visto Meroni partecipare agli incontri pubblici organizzati sul progetto».

Sul radiocollaraggio, punto centrale della polemica, il presidente assicura che l’iter sta procedendo. «Sono già stati individuati i soggetti che si occuperanno delle attività tecniche e stiamo seguendo con gli enti competenti tutto il percorso autorizzativo e burocratico necessario, che non è né semplice né immediato. Al netto delle polemiche – conclude Bianchi – il nostro obiettivo resta uno solo: tutelare gli allevatori, che rappresentano una risorsa preziosa e un presidio fondamentale per il Triangolo Lariano».

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