Maternità, l’ospedale non cambia idea

Erba. Fumata nera per un incontro in Comune con i vertici della struttura e della società e i politici locali. I medici: la crisi dovuta anche alla «mancata creazione di un gruppo di medici assunti a tempo indeterminato»

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Erba

L’amministrazione comunale ha incontrato i vertici dell’Ospedale di Erba per parlare della chiusura del punto nascita, ma la riunione si è chiusa con una fumata nera: la sospensione del servizio prevista alla fine di ottobre è confermata. Proseguirà, però, anche la mobilitazione politica, nella speranza che Regione Lombardia o il ministero della Salute - sulla spinta delle proteste locali - possano cambiare le carte in tavola.

Non è chiaro chi abbia promosso la riunione, che si è svolta nel tardo pomeriggio di venerdì in municipio. All’incontro, riservato, erano presenti Nicola Bedin, amministratore delegato di Lifenet, Vincenzo Trovato, direttore dell’Ospedale di Erba, l’assessore regionale Alessandro Fermi, il sindaco Mauro Caprani e i capigruppo di maggioranza: Mario Muscari (Forza Italia), Eugenio Zoffili (Lega), Severino Rusconi (Il Buonsenso) e Michele Riva (Erba prima di tutto).

A quanto risulta a La Provincia, i rappresentanti dell’Ospedale di Erba hanno giustificato la chiusura del punto nascita - annunciata il 18 settembre attraverso un comunicato congiunto con Ats Insubria - portando i dati relativi ai parti degli ultimi anni, ben al di sotto della soglia minima dei 500 prevista dalla legge. Dai 320 del 2025, in particolare, si è passati a 250 previsti per il 2026.

I capigruppo di maggioranza hanno invitato la proprietà a lavorare per ottenere una deroga, ma le sensazioni restano negative. La riunione, come detto, era riservata, nessuno dei partecipanti entra nello specifico di quanto è stato discusso. Fa eccezione il deputato Zoffili, che nei giorni scorsi ha presentato un’interrogazione al ministero della Salute per chiedere il mantenimento in deroga del punto nascita.

«Premetto che non ho convocato io la riunione, sono stato invitato a partecipare. Questo incontro non è sostitutivo del tavolo di confronto che ho chiesto al nostro sindaco: mi aspetto una riunione con tutti gli attori coinvolti, senza dimenticare i sindacati, rappresentanti di Regione Lombardia e Ats Insubria, e i sindaci dei Comuni dell’Erbese» dice Zoffili.

Per il resto, Zoffili conferma che «la proprietà dell’Ospedale di Erba resta sulla sua posizione, hanno portato una serie di dati per giustificare la scelta. Ho detto loro che non mi hanno convinto: resto contrario alla chiusura e continuerò a farmi sentire a tutti i livelli istituzionali». Lunedì sera, annuncia Zoffili, «voterò a favore della mozione presentata da Fratelli d’Italia in consiglio comunale e sono pronto a sottoscrivere la loro raccolta firme».

In attesa del tavolo istituzionale richiesto da Zoffili, anche i medici dipendenti della struttura si appellano ai sindaci del territorio perché facciano sentire la loro voce. Maurizio Ferretto e Piero Tarantola di Anmirs, il sindacato di categoria, dicono che «negli ultimi due anni un numero elevatissimo di medici dipendenti ha scelto di trasferirsi in altre strutture, spinto da un clima di incertezza e dalla percepita mancanza di prospettive stabili».

E se «il calo delle nascite è certamente un grave problema nazionale, viene da chiedersi quale futura madre sceglierebbe di farsi seguire in una struttura dove non ha la certezza di trovare un’équipe stabile al momento del travaglio, rischiando di essere assistita da un medico gettonista mai visto prima». La crisi del punto nascita, insomma, deriverebbe anche dalla «mancata creazione di un gruppo di medici assunti a tempo indeterminato».

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