Niente mensa a scuola, ma pasti da casa. Il sindaco dice no: «Pericoloso»
Alzate Brianza I genitori degli alunni non iscritti al servizio di refezione sono costretti a prelevarli e a riportarli a scuola entro le 15 per frequentare il doposcuola
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Un caso mensa alla scuola secondaria di primo grado “Lucio Virginio Rufo”: al centro del dibattito, l’obbligo per gli alunni non iscritti al servizio di refezione di abbandonare la scuola di via Giovio durante la pausa pranzo, costringendo i genitori a prelevarli e a riportarli a scuola entro le 15 per frequentare il doposcuola. Un sistema che ha sollevato il malcontento di alcune famiglie, che si sono rivolte alla consigliera indipendente Noemi Freddi. E che è approdato in Consiglio comunale sotto forma di interrogazione al sindaco Paolo Frigerio.
Freddi - anche vicepresidente del consiglio d’istituto, fuoriuscita a marzo dalla maggioranza consiliare di Progettare Alzate - si è fatta portavoce delle difficoltà dei genitori lavoratori. «L’obbligo di prelevare il figlio, portarlo a casa per il pranzo e riaccompagnarlo entro le 15 rende molto difficoltosa la fruizione del doposcuola», ha detto. La consigliera ha contestato il collegamento automatico tra i due servizi, ricordando che la mensa è un servizio a domanda individuale e facoltativo.
La replica del sindaco Paolo Frigerio ha però blindato l’attuale organizzazione: «Un minore, per ovvie ragioni fisiologiche, durante la pausa meridiana deve mangiare - ha detto - Non potendo consumare all’interno dei locali cibo portato da casa per i tassativi divieti regolamentari, sanitari e contrattuali vigenti, l’articolo 2048 del codice civile impone che sul minore sia costantemente esercitato un inderogabile obbligo di vigilanza e custodia. Pertanto, se la famiglia intende fargli consumare un pasto non fornito dal Comune, deve necessariamente assumersi in proprio la custodia del minore in tale frangente, prelevandolo dalla struttura scolastica. L’unica alternativa sarebbe costringere l’alunno a rimanere in uno stato di totale passività a scuola senza mangiare, opzione che il buon senso e la tutela del benessere del minore impongono categoricamente di evitare».
Non è mancato un confronto tra tariffe: Alzate, la più cara, «6 euro a pasto - ha elencato Freddi - Cantù, tariffa base 5 euro e 50 per residenti e non; Albavilla, 5 euro e 45 per residenti; Lurago d’Erba 5 euro per residenti». Replica del sindaco: «Il prezzo è stato stabilito dal commissario prefettizio; questa Amministrazione è stata virtuosa nell’aver contrattualizzato lo stesso prezzo bloccandolo per cinque anni senza aumenti». La consigliera Freddi si è dichiarata ufficialmente «non soddisfatta» dell’intera risposta.
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