Seicento pecore rimaste senz’acqua sul San Primo, i Vigili del fuoco sull’alpeggio

Sormano Hanno portato 400 litri d’acqua, ma ne servono mille al giorno. Appello dell’allevatore: «Il mio mezzo fuori uso e c’è siccità, mi serve aiuto»

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Sormano

Lo scorso anno il problema con i lupi, quest’anno la siccità. Per il pastore Davide Cagliani, impegnato con il proprio gregge sui pascoli del monte San Primo, l’estate si sta trasformando in una nuova corsa contro il tempo.

La mancanza di piogge dell’ultimo mese ha infatti creato una grave emergenza nell’approvvigionamento idrico per gli animali al pascolo, mettendo in seria difficoltà l’allevatore. Lunedì sera sono intervenuti in suo soccorso con 400 litri d’acqua i vigili del fuoco di Canzo ed Erba.

Attualmente sul San Primo sono presenti circa 600 pecore e una ventina di asini, che ogni giorno necessitano di ingenti quantità d’acqua. Normalmente il rifornimento viene effettuato direttamente dal pastore con il proprio fuoristrada, ma proprio durante uno dei viaggi necessari per trasportare l’acqua il mezzo ha subito un guasto, con la frizione completamente bruciata, rendendolo inutilizzabile.

Lunedì sera è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco dei distaccamenti di Canzo ed Erba, che hanno raggiunto l’alpeggio portando circa 400 litri d’acqua. Un aiuto prezioso. «Purtroppo il mezzo con cui portavo l’acqua al bestiame è fuori uso e per questo ho chiesto l’aiuto dei vigili del fuoco – racconta Cagliani – Sono intervenuti con 400 litri, ma mi hanno spiegato che non potranno effettuare altri viaggi. Bisogna considerare che i miei animali consumano circa mille litri d’acqua al giorno».

L’allevatore ha quindi cercato altre soluzioni, rivolgendosi anche alla Comunità Montana del Triangolo Lariano, senza però ottenere il supporto richiesto. «Ho chiesto un intervento della Comunità Montana, ma non mi è stato fornito alcun aiuto. Diventa difficile affrontare questi due o tre giorni in cui non ho il mezzo per trasportare l’acqua. Anche perché sul San Primo è circa un mese che non piove. Mi chiedo come potrò fare nei prossimi giorni, per la sistemazione del mezzo ne servono almeno due o tre».

In queste ore il sostegno più concreto arriva dalla solidarietà del territorio. «Fortunatamente ci sono anche i cacciatori, con Mario Meroni, che mi stanno dando una grossa mano portando dell’acqua. Senza il loro aiuto la situazione sarebbe ancora più complicata».

Resta però l’amarezza per quella che il pastore considera una scarsa attenzione verso un problema che riguarda il benessere di centinaia di animali. «Non capisco perché nessun altro si muova per aiutarmi, magari anche con l’impiego degli elicotteri. Qui si parla comunque del benessere di un gran numero di animali e di una situazione che rischia di diventare sempre più critica se non arriveranno piogge o un aiuto concreto».

Per Cagliani è soltanto l’ultimo capitolo di un periodo particolarmente difficile. Già nelle passate stagioni l’allevatore aveva dovuto affrontare le pesanti conseguenze degli attacchi dei lupi sul San Primo.

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