Una scuola di agricoltura e pastorizia per studiare anche i lupi
Canzo . L’idea alla base della proposta avanzata da Nicola Vicini, guida ambientale escursionistica
Lettura 2 min.Canzo
La convivenza tra attività umane e fauna selvatica passa prima di tutto dalla conoscenza. È questa l’idea alla base della proposta avanzata da Nicola Vicini, guida ambientale escursionistica di Canzo, che ha presentato alle istituzioni un progetto per istituire una “Scuola di Agricoltura, Allevamento e Pastorizia” nel Triangolo Lariano. Un’iniziativa che punta a superare le contrapposizioni nate negli ultimi anni attorno al ritorno del lupo appenninico, spostando il dibattito dalle tifoserie del “pro” e “contro” verso un approccio fondato sulla formazione, sulla prevenzione e sul eventuale controllo.
La proposta prevede di utilizzare alcune strutture già esistenti, come Prim’Alpe, di proprietà di ERSAF, e l’Alpe di Borgo e l’Alpetto di Torno, della Comunità Montana del Triangolo Lariano, che potrebbe mettere a disposizione anche la propria sala di via Vittorio Veneto a Canzo. L’obiettivo è creare un luogo stabile dedicato alla formazione di agricoltori, allevatori, pastori ma anche dei cittadini e dei frequentatori della montagna.
Secondo Vicini, il ritorno del lupo nelle Prealpi comasche, dove un nucleo familiare è presente da circa cinque anni, rappresenta un cambiamento che richiede nuove competenze. Le misure di sostegno economico per chi subisce predazioni, pur importanti, vengono giudicate insufficienti e servono interventi preventivi. Da qui l’idea di investire nella preparazione di chi vive e lavora sul territorio, fornendo strumenti pratici per adattarsi a una realtà ambientale in evoluzione.
Nel documento, Vicini ricorda come la fauna selvatica del Triangolo Lariano sia profondamente cambiata negli ultimi decenni. Accanto alle specie storicamente presenti, si sono aggiunti animali reintrodotti o immessi dall’uomo, come caprioli, cinghiali, daini e mufloni, che hanno modificato gli equilibri dell’ecosistema. Il lupo, predatore apicale, svolge un ruolo naturale di regolatore delle popolazioni selvatiche, ma la sua presenza ha inevitabilmente riaperto il confronto con il mondo dell’allevamento e della caccia e riportato l’attenzione sulla sicurezza.
Per Vicini, però, il problema non riguarda soltanto gli operatori del settore. La proposta nasce anche dalla constatazione di una diffusa disinformazione tra i frequentatori delle montagne del Triangolo Lariano. L’area, che si estende per circa 260 chilometri quadrati e ospita circa 75 mila residenti, registra infatti un forte incremento di visitatori nei fine settimana e durante la stagione turistica. Molti escursionisti, osserva, affrontano l’ambiente montano con comportamenti inadatti, a volte rischiosi per se, spesso inconsapevoli delle regole necessarie per convivere con la fauna e con chi lavora negli alpeggi.
Tra gli esempi citati vi è quello dei cani lasciati liberi lungo i sentieri, pratica vietata dalla normativa ma ancora molto diffusa. Un comportamento che può creare problemi sia alla fauna selvatica sia agli allevamenti protetti da cani da guardiania, aumentando il rischio di incidenti e conflitti. Per questo Vicini ritiene indispensabile affiancare alla formazione degli operatori anche una capillare attività di informazione rivolta al pubblico.
La futura scuola dovrebbe quindi proporre incontri, lezioni e approfondimenti scientifici dedicati non solo ad agricoltori, allevatori e pastori, ma anche ai cittadini, alle famiglie, agli escursionisti e alle scuole. L’obiettivo sarebbe quello di insegnare come comportarsi in ambiente naturale, comprendere il ruolo delle diverse specie animali e promuovere una cultura del rispetto reciproco tra uomo e natura.
Secondo il promotore, il progetto potrebbe nascere nel Triangolo Lariano ma diventare un modello replicabile anche in altre aree della provincia di Como e della Lombardia, coinvolgendo parchi, riserve naturali e aree protette.
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