I dati per leggere il futuro: «L’analisi oltre i confini»

Mario Padula è il nuovo direttore dell’Istituto di ricerche economiche dell’Università della Svizzera italiana. Il valore dell’attività scientifica per il territorio, dal lavoro al turismo, dalle finanze pubbliche all’energia

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I dati, uno dei tesori più immensi oggi, per conoscere e conoscersi, per collaborare, per affrontare insieme i problemi e le opportunità. La ricerca con uno sguardo ampio, che va oltre i confini, può contribuire a risolvere le questioni rilevanti dei nostri tempi.

Ne parliamo con il professor Mario Padula, che ha recentemente assunto la direzione dell’Istituto di ricerche economiche dell’Università della Svizzera italiana, subentrando al professor Mario Jametti. Economista specializzato in previdenza, finanza familiare, risparmio, consumo ed economia dell’invecchiamento, è anche Professore di Economia alla Facoltà di scienze economiche dell’Usi. Laureato alla Bocconi e con un dottorato di ricerca conseguito allo University College London, Padula ha ricoperto incarichi all’Università di Salerno, alla Ca’ Foscari Venezia e all’Usi appunto. Ma tra i ruoli da segnalare in passato, c’è quello di presidente della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione (Covip), autorità italiana di regolamentazione e vigilanza nel settore della previdenza complementare.

Professore, che cosa rappresenta oggi l’Ire per l’Usi, ma le istituzioni del Canton Ticino in generale?

È un istituto dell’Università della Svizzera italiana, che ha una caratteristica che mi piace sottolineare: cioè, unisce ricerca scientifica e conoscenza diretta del territorio, dell’economia e della società ticinese. È stato fondato sessant’anni fa con il compito di osservare e interpretare l’economia della società del Ticino. Una missione che rimane viva: nato come ufficio dell’amministrazione cantonale è passato alla fine degli anni Novanta all’Università della Svizzera Italiana. Produciamo dati, analizziamo, facciamo ricerca lavorando con le istituzioni, innanzitutto con l’amministrazione cantonale e il Dipartimento delle Finanze e dell’Economia e vogliamo offrire un contributo solido scientificamente alla comprensione dei fenomeni principali che interessano il Cantone e le regioni vicine.

In un mondo sempre più complesso tra cambiamenti economici e sociali, questo diventa ancora più importante. I dati oggi rappresentano il tesoro?

È così. Li interpretiamo e cerchiamo di fornire un supporto all’azione di politica economica sui temi di cui ci occupiamo. L’Ire si articola in tre osservatori, con compiti differenti: quello che fanno è raccogliere e integrare informazioni, sviluppano modelli e mantenendo attenzione nel tempo.

Non solo una fotografia dunque, un’istantanea?

No, infatti si guarda all’evoluzione dei fenomeni. Un osservatorio è dedicato alle dinamiche economiche e del lavoro, uno al turismo, uno a finanze pubbliche ed energia. Qui si articola gran parte del lavoro, che però si integra anche con progetti, ricerca, studi, attività di divulgazione i diversi ambiti, complementari e accessori alle attività principali.

Quali sono e quali saranno gli ambiti di ricerca sempre più decisivi per voi?

Il cuore della nostra attività è legata ai temi a cui sono riconducibili ai nostri osservatori che però sono molto ampi. Per fare qualche esempio, sul mercato del lavoro seguiamo l’evoluzione dei salari e forniamo un supporto scientifico alla Commissione Tripartita, che è l’organo competente in materia qui in Ticino. Poi abbiamo sviluppato strumenti come il calcolatore salariale, che serve anche di supporto al decisore politico per individuare i comparti con maggiore rischio di dumping salariale.

Un metodo che vale anche per gli altri comparti?

Sì. Né per il turismo si tratta solo di monitorare arrivi e pernottamenti – cosa che facciamo da molti anni – ma anche di andare un po’ oltre il dato e analizzare la competitività del Ticino. Anche su segmenti meno conosciuti, come quello delle seconde case. Per finanze pubbliche ed energie, l’attività non è meno ampia: da un lato, confrontiamo la situazione ticinese con quella di altri cantoni, dall’altro analizziamo un mercato energetico che non può essere compreso per sua natura guardando alla sola realtà svizzera. I mercati energetici sono molto integrati: quello che succede lontano da qui, ha un effetto sui nostri prezzi dell’energia. La comprensione di queste dinamiche richiede uno sguardo ampio e globale sui fenomeni. Facciamo diverse cose e seguiamo appunto l’evoluzione di fenomeni in differenti ambiti. Stando comunque aperti per cogliere i cambiamenti, le dinamiche.

Nei suoi molteplici interessi di ricerca ci sono la finanza familiare e l’economia dell’invecchiamento. Come possono orientare i vostri lavori le istituzioni a dare risposte concrete in un’epoca così delicata?

Noi faremo il primo dicembre un evento, che si svolge annualmente e si chiama “Confronti”. Ha lo scopo di alimentare appunto il confronto, nel senso migliore del termine tra la ricerca accademica ma anche applicata alla soluzione di problemi concreti. Nell’Ire si fa una funzione di terzo mandato, importante perché attraverso di essa l’università restituisce alla società, al territorio nel quale insiste. Qui si parlerà delle sfide per l’economia e per la società che ci consegna l’invecchiamento della popolazione. La longevità è una delle più significative conquiste della nostra epoca, ma porta anche conseguenze economiche e sociali che non possono essere sottovalutate. Popolazioni che invecchiano, sono quelle in cui la forza lavoro diventa più anziana con tutto quello che ne consegue, anche con la produttività che cambia. Le società più anziane devono affrontare il problema del finanziamento dell’ultima parte del ciclo di vita, in cui emergono spese sanitarie o esigenze legate all’assistenza a lungo termine. Una fase particolarmente fragile, che sta diventando sempre più significativa proprio in ragione dell’allungamento dell’età media. Va quindi preparata nel tempo e alle sollecitazioni sono sottoposti anche i bilanci pubblici. Abbiamo ritenuto dedicare questa edizione di Confronti a un tema che in Ticino ha un rilievo importante, perché la popolazione qui è più anziana rispetto ad altri cantoni e quindi la questione è più urgente.

Lei che ha una competenza e una visione così transfrontaliere, quanto ritiene importante che analisi e strumenti come quelli che voi offrite richiamino oltre i confini e stimolino una collaborazione tra regioni e tra Stati vicini?

Molti di questi problemi, non solo l’invecchiamento, non riguardano solo il Ticino, ma hanno una dimensione globale, non soltanto transfrontaliera. A problemi globali, bisogna poi trovare risposte globali, che possono essere di vario tipo. Certamente il Ticino è vicino a due regioni, in particolare la Lombardia che è una delle più produttive d’Europa. Questo ovviamente è un tema piuttosto rilevante, per il Ticino e per la Lombardia, quello degli scambi, degli incroci. La risposta a una trasformazione epocale come quella dell’aumento della vita media può venire solo dal confronto tra due queste due regioni? Penso proprio di no. Ecco perché dicevo che va trovata su una scala più globale.

Un aspetto che mi piace sottolineare comunque è che siamo l’Istituto di ricerche dell’Usi, ma con l’ambizione, fino a questo momento onorata, di produrre ricerca da un lato di qualità accademica, dall’altra di dare risposte ai problemi concreti della società ticinese. Una combinazione positiva. Ricerca accademica e ricerca applicata si rafforzano a vicenda.

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