I dieci anni del Gottardo, la galleria “vista mondo”
Il 1° giugno 2016 a Pollegio, in Bassa Leventina, il taglio del nastro del collegamento ferroviario più lungo del mondo
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«È festa per la galleria dei record». C’era anche “La Provincia” - tra i pochissimi quotidiani italiani accreditati - quel 1° giugno 2016 a Pollegio, in Bassa Leventina, per il taglio del nastro della galleria ferroviaria più lunga al mondo, anello forte del progetto virtuoso targato AlpTransit, che quattro anni più tardi ha trovato degno coronamento con un’altra inaugurazione, avvenuta in piena pandemia, quella della galleria del Ceneri.
Dieci anni dopo la corona di AlpTransit è composta da tante rose, ma anche da qualche pungente spina, fermo restando che la Svizzera - che più volte ha lamentato carenze e ritardi nei trasporti ferroviari dei Paesi vicini (Germania e Italia su tutti) - ha chiuso in ventotto anni la partita dei tunnel ferroviari senza dover chiedere aiuto, economico in primis, a nessuno.
Costi
La galleria di base del Gottardo è costata 12,2 miliardi di franchi e doveva essere inaugurato nel 2017, tanto che a Pollegio era presente quel 1° giugno 2016 un pannello luminoso in cui campeggiavano i mesi e i soldi risparmiati. Notizie che alle nostre latitudini strappano un sorriso. Da allora però non tutto è andato per il verso giusto, fermo restando i benefici portati anche al nostro territorio, visto che le distanze tra Milano e Zurigo si sono ridotte. Le spine sono rappresentate dagli alti costi di manutenzione, almeno nei primi anni e in quota maggiore dal deragliamento avvenuto il 10 agosto 2023 a Faido (Ticino) che per oltre un anno ha prima azzerato, poi sensibilmente ridotto i collegamenti con il Cantone più a sud della Svizzera - il Ticino -, di fatto cancellando un segmento florido come quello rappresentato dal turismo di giornata. Vani in questo contesto i tentativi della politica di accedere a ristori economici.
Possibile prolungamento
L’altra spina piuttosto appuntita è rappresentata dalla scarsa volontà delle istituzioni svizzere di prolungare AlpTransit a sud di Lugano. In questo contesto quella del sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni è rimasta sin qui una battaglia portata avanti quasi in solitaria e che solo ora ha trovato l’assist di una mozione (vale a dire una dichiarazione d’intenti o poco più) approvata dal Consiglio regionale della Lombardia.
Il ragionamento del primo cittadino di Chiasso non fa una grinza. «AlpTransit costituisce una grande opportunità per il territorio insubrico, perché permetterebbe di realizzare la metropolitana di collegamento tra Ticino e Lombardia», le parole del primo cittadino di Chiasso che nel 2023, durante un convegno ospitato a Villa Olmo, aveva lanciato un invitante assist al sindaco di Como, Alessandro Rapinese, al momento però rimasto tale.
Il concetto di fondo risiede nel fatto che oggi tra Lugano e Chiasso il numero dei treni per ora ha ormai raggiunto un punto di saturazione sia per il traffico merci che per il traffico passeggeri. Dunque il prolungamento di AlpTransit andrebbe a liberare una serie di “tracce” per il traffico locale, “Tilo” in primis.
Varrebbe dunque la pena riannodare i fili di questo discorso, anche perché la Svizzera ha dimostrato di andare di corsa sul trasporto ferroviario, investendo - nonostante le recriminazioni di una parte della politica - soldi e competenze anche al di fuori dei confini federali. Infine occorre lavorare anche per garantire l’applicazione dell’iniziativa delle Alpi che ha fissato in 650 mila i Tir che annualmente dovrebbero attraversarle, molti dei quali diretti o di ritorno dalla nostra A9. Al momento questo obiettivo appare irrealizzabile. La Confederazione non si dà per vinta.
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