Il Ticino pensa già al 2024: «Sarà una ripresa in salita»

L’analisi Situazione complessa, con segnali di rallentamento che indicano una svolta economica nel corso del 2024. Per Stefano Modenini, direttore dell’associazione delle industrie, la formazione professionale è strategica

Al lavoro per la ripresa di settembre, con la consapevolezza che occorrerà ancora stringere i denti ma anche che la crisi dovrebbe allentare la presa in Svizzera nel 2024.

Intanto, ci sono altri temi importanti in corso per la partita dell’economia, come quello della formazione professionale per avere i necessari profili specializzati. Partita che non può che passare anche dai frontalieri.

Ne parliamo parlato a lungo con il direttore di Aiti – l’associazione delle industrie ticinesi – Stefano Modenini.

La pausa delle ferie offre anche occasione di riflessione e di bilanci. Come si può giudicare questa prima parte dell’anno? E in quali settori in particolare si è sofferto di più o di meno?

La prima parte del 2023 si è svolta secondo le aspettative, cioè nella consapevolezza di avere un portafoglio ordini abbastanza soddisfacente, ma dovendo comunque scontare tutte le difficoltà derivanti dalla pandemia, dal rincaro dei prezzi delle materie prime e dell’energia e, non da ultimo, da una ripresa anche in Svizzera dell’inflazione, che in fin dei conti colpisce anche le imprese. Fra i rami industriali maggiormente in difficoltà si conferma il settore della metalmeccanica e la meccanica di precisione. Chi ha sofferto meno? Difficile dirlo, alcuni segmenti del lusso e il settore orologiero, ma la situazione cambia facilmente fra un trimestre e l’altro per chi è orientato prevalentemente alle esportazioni.

Con quali aspettative si affronta la ripresa di settembre?

La situazione resta complessa e i segnali di un rallentamento congiunturale si moltiplicano. Pensiamo dunque che la seconda parte del 2023 sarà meno positiva. Ciò ci sembra confermato dalla riduzione significativa ad inizio agosto dell’indice degli acquisti delle piccole e medie imprese. A livello macroeconomico le debolezze espresse sia dall’economia tedesca sia da quella cinese sono segnali che preoccupano le nostre aziende perché si tratta comunque di mercati di riferimento.

Quali saranno a suo parere le sfide chiave della restante parte dell’anno?

Le previsioni danno una ripresa dell’economia svizzera durante il 2024 e una contrazione dell’inflazione, che comunque in Svizzera è chiaramente inferiore a quella dei paesi dell’Unione europea. Le sfide non cambiano sostanzialmente rispetto al recente passato se ci riferiamo ai costi dell’energia e ai prezzi delle materie prime ad esempio. Dal punto di vista congiunturale si tratta di limitare i danni di una possibile contrazione degli affari e posizionarsi al meglio per l’auspicata ripresa l’anno prossimo.

Il tema della formazione e dell’orientamento è sempre caldo. Sul vostro blog avete riportato l’indagine della Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione (Sefri), nel quadro del barometro della transizione di aprile 2023 in cui è stato chiesto ai giovani quale fosse il ruolo dei genitori nella scelta formativa e professionale. L’88% dichiara di aver ricevuto pieno sostegno. I genitori sono i principali interlocutori (51%), prima degli insegnanti. Quanto è possibile lavorare su questo dato, facendo capire a pieno alle famiglie l’importanza di una formazione professionale che dia un futuro ai ragazzi nelle aziende?

Da diversi anni organizziamo incontri con le famiglie, i giovani e le scuole, per promuovere la formazione scuola-lavoro e fare conoscere il settore industriale e le imprese che ci lavorano. Nella Città dei Mestieri collaboriamo fra parti sociali insieme allo Stato per sostenere la formazione professionale e trovare i posti di apprendistato necessari per i giovani. L’impegno non manca, ma siamo comunque confrontati ad una questione culturale. Ancora tante famiglie pensano che la via degli studi accademici sia preferibile, almeno in Ticino, ma la realtà ci dice invece che la formazione professionale dà al giovane delle buone basi per entrare nel mondo del lavoro e formarsi ulteriormente in seguito. Dobbiamo insistere su questo punto, rafforzando anche la conoscenza dei livelli superiori della formazione professionale. In Svizzera esistono oltre 350 professioni ed è possibile conseguire un cosiddetto titolo professionale federale che è ben spendibile sul mercato del lavoro. Naturalmente si può svolgere un apprendistato e poi proseguire gli studi, anche in ambito accademico pur essendo partiti dal livello professionale. Non tutte le famiglie sono consapevoli che esiste anche questa via.

E com’è attualmente il rapporto con le scuole su questo argomento?

Con alcune sedi scolastiche organizziamo da anni le visite aziendali per gli studenti delle scuole medie, dove i ragazzi possono conoscere le attività delle imprese della loro regione. Ci occupiamo anche di trovare posti di stage per giovani e universitari presso le aziende. In generale con le scuole come pure con il Dipartimento cantonale dell’educazione collaboriamo in maniera costruttiva.

Secondo la statistica delle persone occupate (SPO), basata sulla rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera (RIFOS), tra il quarto trimestre del 2017 e il quarto trimestre del 2022 il numero delle persone occupate è aumentato del 3,8%, passando da 5,050 milioni a 5,242 milioni di persone. Anche il 2023 vede una buona ripresa. quali sono le vostre aspettative sul fronte dell’occupazione? Quali settori avranno bisogno in particolare?

Sono aumentate le persone occupate e parimenti sono diminuite le persone in disoccupazione. Ma sappiamo anche che è aumentato il numero dei posti di lavoro non occupati da persone. Considerando la sfavorevole evoluzione demografica, la prospettiva dunque è quella di avere sempre più posti di lavoro disponibili che non si riescono ad occupare. Nemmeno a seguito del fatto che la popolazione in Svizzera sta crescendo a causa dell’immigrazione. Tutti i settori economici hanno bisogno di manodopera, senza particolare distinzione.

L’ultimo report dei frontalieri parla di una crescita in Ticino ma inferiore ad altri Cantoni. Anche su questo tema, dopo il nuovo accordo e il confronto sul telelavoro, cosa potrebbe cambiare con la ripresa e ancora più l’anno prossimo?

Nei prossimi mesi e nei prossimi anni verificheremo quale impatto avrà il nuovo accordo fiscale sui lavoratori frontalieri fra Svizzera e Italia. Temiamo che faremo sempre più fatica a trovare il personale specializzato di cui avremo bisogno, ma non fasciamoci già ora la testa. Sulla regolazione del telelavoro chiediamo che Svizzera e Italia firmino un accordo definitivo valido dal primo gennaio 2024, ma purtroppo al momento non riceviamo segnali positivi in questo senso. Restiamo in una situazione di importanti cambiamenti ma per alcuni di essi non vediamo delle prospettive ancora certe. E questo non è positivo per le nostre aziende».

© RIPRODUZIONE RISERVATA