Rimpatri, italia assediata si riapre il fronte del nord

Dopo l’entrata in vigore del Patto Ue, Svizzera e Austria riavviano i trasferimenti nel Paese di primo approdo Il Governo italiano frena, ma scatta la tensione al confine ticinese e con i Paesi partner del Nord Europa

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In una sorta di legge del contrappasso, visto che il 2026 ha sin qui registrato un 40% in meno di sbarchi rispetto all’analogo periodo dello scorso anno, il tema dei migranti è tornato sotto i riflettori della politica internazionale, facendo cadere lo scudo che sin da fine 2022 proteggeva l’Italia quanto ai rimpatri disposti dall’accordo di Dublino. A fare da frangiflutti ci hanno pensato la Svizzera e l’Austria, che non hanno perso tempo affermando di aver già prenotato i primi voli per i rimpatri verso il nostro Paese (l’annuncio della Svizzera) e di aver già rimandato in Italia i primi quattro migranti (la dichiarazione a stretto giro dell’Austria). La causa scatenante è rappresentata dal Patto europeo sulla migrazione e sull’asilo, ufficialmente entrato in vigore lo scorso 12 agosto.

L’Italia si trova a rappresentare un nodo strategico

Suo malgrado l’Italia si è trovata così ad essere il nodo strategico dei trasferimenti di migranti a livello europeo, considerato che anche Paesi lontani dall’Italia e non direttamente interessati dalle rotte migratorie che interessano il nostro Paese - vale a dire Svezia e Finlandia - hanno fatto sapere senza troppi giri di parole che sono pronte anch’esse a rimandare in Italia i migranti che rientrano nell’accordo di Dublino. Questo perché l’Italia è il primo Paese in cui questi migranti sono approdati prima di entrare in Svizzera - due terzi attraverso la frontiera sud, che chiama in causa direttamente anche il territorio comasco - e così di raggiungere poi la Germania e il nord dell’Europa. E proprio la Germania sembra aver ingaggiato con il Governo italiano un duro braccio di ferro su questo dibattuto argomento, dopo che il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha detto “no” al rimpatrio dei migranti oggi ospitati sul suolo tedesco, in quanto «ci sono navi di Ong tedesche che scaricano migliaia di clandestini in Italia e in Europa».

La questione migranti ha nel contempo aperto un dibattito piuttosto interessante - anche per le dinamiche di confine - sia a livello svizzero che ticinese. Per quanto concerne il Cantone di confine, il deputato a Bellinzona della Lega dei Ticinesi Stefano Tonini ha chiesto al Governo di Bellinzona di chiarire «cosa succede concretamente in Ticino», a fronte del fatto che la Segreteria della Migrazione - nota con l’acronimo di Sem - ha fatto notare come otto richiedenti asilo nordafricani su dieci sono stati accusati di uno o più reati nel 2024. «Vogliamo sapere quanti sono i recidivi ospitati in Ticino, quanti avevano già avuto una decisione negativa e perché erano ancora sul nostro territorio. Chi ha diritto alla protezione va aiutato, chi non ha diritto di restare e delinque deve essere allontanato rapidamente».

La situazione al momento è tranquilla ed anche il mese di luglio ha certificato che le richieste di asilo sul territorio federale sono in calo. Ciò non toglie che le attuali turbolenze internazionali non fanno dormire del tutto tranquilli né l’Italia né gli Stati che si trovano sulla rotta storicamente percorsa dai migranti per raggiungere la Confederazione, attraversando anche il nostro territorio. Come dimenticare in questo contesto quanto accaduto tra l’estate e primi mesi dell’autunno del 2016, con la stazione ferroviaria di Como San Giovanni che nel picco si è trovata ad ospitare oltre seicento migranti diretti verso la Svizzera. Al momento la politica federale osserva l’evolversi della situazione, prendendo come riferimento la stretta di mano - in segno di intesa - tra il consigliere federale Beat Jans e il nostro ministro dell’Interno Matteo Piantedosi avvenuta a Chiasso nel novembre del 2024.

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