«Un dramma senza ristorni». I sindaci fiutano il pericolo

Nervi tesi tra Italia e Svizzera e non solo tra Lombardia e Canton Ticino: la situazione rischia di precipitare

Gli unici (ad oggi) a fiutare il pericolo più che concreto che il Ticino possa andare allo strappo istituzionale bloccando i ristorni - o almeno una percentuale di essi - destinati ai Comuni italiani di confine sembrano essere i sindaci e con loro il presidente dell’Acif (Associazione Comuni Italiani di Frontiera) Massimo Mastromarino, con quest’ultimo che ha invitato il Governo ticinese a rimanere dentro i binari dell’accordo fiscale.

“Tassa sulla salute”

Il resto della politica è concentrato sul destino della “tassa sulla salute”, giunta finalmente alla resa dei conti almeno per quel che concerne Regione Lombardia. D’altronde come confermato dai sindaci in tre delle quattro interviste che riportiamo all’interno dell’inserto senza i ristorni soprattutto i piccoli Comuni dovrebbero alzare bandiera piuttosto fragorosa “bandiera bianca”. Prova ne sia che il sindaco di Cusino Francesco Curti, decano dei sindaci del territorio, ha lanciato una provocazione, ma neppure troppo, nel sostenere che «senza i ristorni, ci vedremo costretti a mettere in vendita gli immobili comunali».

Il problema dunque c’è e la “tassa sulla salute” non ha fatto che amplificarlo, offrendo a una parte consistente della politica ticinese - a corto di argomenti dopo che anche le iniziative popolari sulla “Cassa malati” pur approvate dal popolo sembrano non aver trovato applicazioni concrete - l’assist perfetto per poter tenere alta l’attenzione, a un anno dal voto.

La mozione in Gran Consiglio - già avendo tra i firmatari esponenti di più partiti - sarà dunque approvata, sempre che prima (questo l’augurio del consigliere nazionale della Lega dei Ticinesi, Lorenzo Quadri) il Governo di Bellinzona non decida in autonomia un blocco, ancora da quantificare, dei ristorni.

Finale ancora da scrivere

Sin qui dal nostro territorio - ad eccezione dei sindaci e del presidente dell’Acif - non si è levata una sola voce critica rispetto alla volontà ticinese di mandare in onda il remake di quanto accaduto nel 2011. Allora erano state le diplomazie dei due Paesi - in questo contesto una nota di merito va all’allora ministro Roberto Maroni ed al consigliere di Stato Marco Borradori, entrambi scomparsi - a rimettere in sesto le cose.

Questa volta il finale non è ancora scritto. Molto dipenderà anche da come Regione Lombardia vorrà procedere sulla “tassa sulla salute”, con Fratelli d’Italia che ha deciso di smarcarsi dal resto della maggioranza proponendo un ritocco al ribasso, in una forbice tra l’1 e il 3%, dell’attuale importo della tassa (o contributo) destinato ai “vecchi” frontalieri, cioè ai nostri lavoratori occupati oltreconfine prima del 17 luglio 2023. Difficile dunque che i nostri Comuni di confine possano privarsi senza colpo ferire di un introito di questa portata, che di anno in anno è andato aumentando e che al momento non ha conosciuto flessioni, nonostante i dettami del nuovo accordo fiscale. La scadenza naturale del 31 dicembre 2033 va rispettata.

I sindaci sono di questo avviso. E lo sarà per forza di cose anche la politica in tutti gli altri livelli istituzionali. D’altronde impossibile rinunciare a un assegno da 120 milioni di franchi, 112 dei quali generati dal solo Ticino. Trovare la quadra politica non sarà però facile, anche perché sul nostro lato della frontaliera i rappresentanti sindacali della sanità chiedono a gran voce l’introduzione di un’indennità di confine così da poter arginare, anche con il nuovo accordo fiscale in essere, l’esodo del personale sanitario verso il Ticino e in generale verso la Svizzera.

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