Dall’acqua ai trasporti, «Regio Insubrica solidale»
Meno burocrazia da Roma e da Berna, il Canton Ticino rilancia l’asse con le Regioni Lombardia e Piemonte. Norman Gobbi: «La cooperazione transfrontaliera non è uno strumento di cortesia, ma di gestione dei territori»
Lettura 4 min.Un’assemblea generale con una forte condivisione, a testimonianza del valore che la Regio Insubrica non solo possiede storicamente, ma rafforza anno dopo anno. Al Collegio Mellerio Rosmini è avvenuto il passaggio della Presidenza dalla Regione Lombardia alla Regione Piemonte per l’anno 2026-2027 e si è svolta l’approvazione dei bilanci, come ci sono stati altri momenti di rilievo sui progetti Interreg, ma prima di tutto si è respirata la capacità di fare fronte comune in un periodo storico in cui ciò è particolarmente significativo. Perché il mondo è scosso da tensioni e conflitti, quindi un luogo dove cooperare e costruire soluzioni assume un’importanza ancora più forte. Ma poi, come ha ricordato il consigliere di Stato del Canton Ticino Norman Gobbi, l’anno è cominciato dolorosamente per la tragedia di Crans-Montana. Il pensiero è tutto per le vittime, ma si è aggiunta una situazione diplomatica delicata, «una tensione di proporzioni inusuali tra i nostri due Paesi - ha sottolineato – che ha fatto emergere sensibilità diverse tra giustizia e politica, ma anche il rispetto di procedure che non sono uguali. Ci sono state incomprensioni, ma i rapporti sono rimasti solidi».
Ecco che è emerso ancora di più il ruolo chiave dei rapporti transfrontalieri: «La Comunità ha dimostrato la sua valenza, la cooperazione transfrontaliera non è uno strumento di cortesia ma di gestione dei territori».
Proprio con Norman Gobbi, abbiamo approfondito alcune questioni sollevate dalle regioni. Anche con gesti importanti da parte del Canton Ticino.
Lei ha posto in luce dei temi netti su quelli che sono i bisogni dei territori e sulle risposte fondamentali date sia dalla Regio Insubrica sia dal Canton Ticino. Questo in un’assemblea dall’atmosfera particolarmente costruttiva, come si è percepito e ha ribadito anche lei?
In tutti questi anni, come in qualsiasi organizzazione, possono esserci degli alti e dei bassi. Devo dire che negli ultimi anni la Regio Insubrica ha riconquistato il suo ruolo fondamentale di piattaforma istituzionale in cui Canton Ticino, Regione Lombardia e Regione Piemonte sono in grado di discutere e soprattutto di trovare delle soluzioni a problemi che sono comuni.
Facciamo alcuni esempi, tra quelli da lei riportati in assemblea?
Sì, vanno dalla mobilità transfrontaliera alla gestione del territorio e alle questioni legate al mondo del lavoro, penso in particolar modo al frontalierato. Anche quest’anno, nel 2026, la Regio Insubrica è stata la piattaforma che ha anticipato delle discussioni o delle soluzioni a livello degli Stati nazionali.
Lei ha citato la gestione delle acque in un momento estremamente delicato come quest’estate. Su questo fronte il Canton Ticino ha preso una decisione importante nei confronti dei vicini. Ce la può raccontare?
Sì, penso in particolar modo durante la crisi idrica e con la fame d’acqua che avevano le produzioni agricole di Piemonte e Lombardia: il Canton Ticino a questo punto si è messo in gioco, rilasciando maggiormente acqua dal Lago Ceresio verso il Verbano, quindi verso il Ticino e la Pianura Padana.
Questa decisione è stata adottata nonostante la siccità toccasse tutti, voi compresi. Perché?
Come detto in assemblea, è stato un atto non di abbondanza, ma un atto di solidarietà. Tutto il nostro territorio ha sofferto la siccità. Tuttavia, quando si tratta anche di avere la possibilità di dare una mano, è giusto un aiuto reciproco.
Un modello che si verifica sempre più su diversi fronti all’interno del territorio della Regio Insubrica?
Lo abbiamo anche costruito, per esempio, con le Prefetture nell’ambito dell’aiuto in caso di catastrofe. In modo che possiamo aiutarci l’un l’altro quando si verifica un incendio o comunque in generale quando ci sono delle catastrofi di carattere naturale.
I trasporti costituiscono un altro tema chiave che avete affrontato, con sguardo al futuro. Lei citava la necessità di accelerare sul completamento dell’Alptransit, istanza che appartiene anche a Lombardia e Piemonte. Anche qui ci vuole veramente una grande unione di intenti e di azioni per arrivare a una svolta?
Abbiamo espresso preoccupazione per il rapporto del Consiglio federale sulla strategia trasporti 2045. Abbiamo preso e prenderemo ancora posizione su questo tema. Infatti, in questo documento non c’è nessun intervento di rilievo sull’asse Ticino-Lombardia Piemonte fino al 2045 e questo in contrasto con la dichiarazione del 2023, firmata dal nostro consigliere federale e dal vostro ministro delle Infrastrutture, che fissava degli obiettivi al 2035. La mia richiesta è stata dunque in assemblea di affermare con una voce sola che Alptransit sia visto come un interesse bilaterale ed europeo. Sì, lo scopo del Canton Ticino è far comprendere che il tunnel di base del Gottardo e quello del Ceneri non sono opere per il Ticino di interesse regionale, bensì opere di respiro continentale, mi permetto di dire. Già con queste due opere abbiamo avvicinato Zurigo a Milano, ma anche a Venezia e Genova. Una rete celere, che è anche regionale per il Canton Ticino.
Questo, appunto, tuttavia non è sufficiente, come avete rimarcato
No, questa rete oggi non è completa, sia a Sud di Lugano, sia anche attorno all’asse di Milano, ma anche e soprattutto a Nord. Abbiamo fatto il cuore, tuttavia mancano le arterie. Il nostro obiettivo è proprio quello di rendere ancora più forte la mobilità sulla ferrovia, che è comunque un’alternativa più sostenibile alla mobilità privata. Questo deve avvenire appunto nell’ottica di una maggior sostenibilità.
Uniamo allora due questioni prima citate: acqua e trasporti, uguale a navigazione. Croce e delizia dei nostri territori, quest’ultima: da una parte una grande opportunità di allentare il traffico veicolare a terra, ma sempre un po’ sofferta, frenata. Si tratta di un potenziale inespresso, insomma, su cui lavorare sempre insieme?
Il potenziale sul Lago Maggiore è ancora inespresso, sì. Con Regione Lombardia e Regione Piemonte, il Canton Ticino condivide comunque l’obiettivo strategico di regionalizzare questo tema, proprio perché spesso dalle capitali o dai posti di comando più distanti dal nostro territorio non c’è la percezione di quello che sono le aspettative versus le prestazioni che invece vengono fornite.
Questo vale sia per i cittadini che per il turismo
Sì, nell’ambito del trasporto pubblico come del trasporto turistico. Ed è per questo motivo che come Canton Ticino abbiamo chiesto di poter cambiare sul bacino svizzero l’operatore, proprio perché le prestazioni non corrispondono alle aspettative del mondo turistico. Ma anche a quella qualità che ci aspettiamo sul bacino, l’intento è di migliorare il servizio insomma e ci aspettiamo un confronto insieme per garantire una governance efficace.
Ci sono già degli attori individuati che si potrebbero coinvolgere, nella vostra visione, per migliorare il servizio, con ricadute positive sul territorio?
L’attore da noi identificato sono le Ferrovie autolinee regionali ticinesi, quindi le Fart di Locarno che già oggi garantiscono il collegamento ferroviario tra le Centovalli e la Vigezzina, da dove si chiama Centovallina, da dove si chiama Vigezzina, quindi si tratta comunque di una soluzione che già oggi funziona in maniera transfrontaliera e questo vorremmo estenderlo anche sul vettore Lago.
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