«Annegata in piscina dall’ex marito». Lui la minacciava: prima o poi ti affogo. La Procura: progettava di fuggire dall’Italia
Erba Svolta nelle indagini sulla morte di Patrizia Monteleone. I Carabinieri portano in cella l’ex, fermato a Benevento: «Femminicidio»
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«Tanto prima o poi io ti affogo». La tragica fine di Patrizia Monteleone, 64 anni, trovata annegata nella piscina della casa dell’ex marito in una domenica di fine settembre, è stata una morte annunciata. Almeno a sentire i figli della donna, secondo i quali Carmine Civitillo, 76 anni, da ieri sera in cella con l’accusa di omicidio volontario, avrebbe più volte paventato quello che poi è effettivamente successo.
Patrizia sarebbe stata soffocata e poi gettata nella piscina dov’è annegata. Non un incidente, bensì un omicidio volontario. I Carabinieri di Como hanno eseguito nella serata di ieri un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal Tribunale di Como nei confronti di Carmine Civitillo, ex marito della vittima. L’uomo è accusato di omicidio volontario pluriaggravato della donna, 64 anni, invalida da un paio di anni a causa di un ictus.La svolta è giunta al termine di un’indagine che ha consentito di ricostruire i movimenti del sospettato la mattina della morte dell’ex moglie, di valutare che la donna prima di finire in piscina sarebbe stata soffocata (tanto da presentare delle lacerazioni a livello della bocca), e dalla constatazione che per la vittima era impossibile muoversi autonomamente con la sua sedia a rotelle per casa e, soprattutto, in giardino.
Civitillo è stato fermato in provincia di Benevento, nei luoghi dov’è originario e dove si trovava da diversi giorni. Secondo i Carabinieri e il pubblico ministero Alessandra Bellù, titolare del fascicolo, non vi sono dubbi: è l’uomo il responsabile della morte dell’ex moglie.
La donna era tornata a vivere con l’ex marito dopo che chiusura dell’azienda di Civitillo con sede nel Canturino. Dopo l’ictus del 2024 che l’aveva costretta su una sedia a rotelle, Patrizia Monteleone era stata ospitata in alcuni locali della società. Ma quando questa è finita in liquidazione, la donna prima è andata a vivere con il figlio e quindi con l’ex marito.
Ma i parenti, per primi i figli della coppia, hanno sempre raccontato di un rapporto difficilissimo, con liti quasi quotidiane. I primi a sospettare che ad uccidere Patrizia Monteleone potesse essere stato il padre, sono stati proprio i figli i quali hanno raccontato come l’allarme lanciato dall’uomo l’ultima domenica di settembre, sia apparto quantomeno strano. Civitillo, infatti, ha detto di aver trovato l’ex moglie annegata in piscina e di aver chiamato il figlio, il quale giunto dopo alcuni minuti si è tuffato per recuperare la madre e ha chiamato il 118.(A)Sedia a rotelle bagnata ma non era nella piscina Chi l’ha tirata fuori?
Decisiva, però, sarebbe stata una telecamera ritrovata dagli inquirenti che avrebbe registrato gli spostamenti di Civitillo la mattina della tragedia. L’uomo, che aveva riferito di essere stato lontano da Erba fino a dopo le 12, da quelle immagini risulterebbe essere rientrato in casa prima delle 11 e di non esserne più uscito.
Ma non solo. Un paio d’ore prima che venisse dato l’allarme per il ritrovamento del corpo senza vita di Patrizia Monteleone, due vicine di casa hanno udito delle invocazioni di aiuto di una donna. Secondo gli investigatori il delitto sarebbe avvenuto a quell’ora.
Tra le motivazioni che hanno portato Civitillo in carcere, anche il pericolo di fuga. Nel corso delle indagini l’uomo è stato intercettato più volte al telefono con un cliente cinese con il quale, dal tenore delle chiamate, sembrava volersi mettere d’accordo per una possibile fuga dall’Italia.
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