Fabregas prima della partita: «Infortuni? Mi fido di tutti. Paz grande anche in difesa»

Le parole L’allenatore: «Kean ancora fuori. Anche Liberali, ma nulla di grave. Aquilani al mio posto? Mai pensato di andar via, quindi non saprei proprio»

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È raro trovare Fàbregas impreparato davanti a una domanda o, più in generale, a un tema che gli viene presentato. Ecco, nella conferenza stampa di ieri, alla vigilia di Como-Sassuolo, è successo anche questo, quando allo spagnolo è stato chiesto se vedrebbe Aquilani come il suo successore. Una questione nata anche da apprezzamenti fatti da Mirwan Suwarso, che aveva definito il tecnico neroverde «un allenatore che propone un calcio attraente».

«Ah, sta già pensando al futuro?», scherza Cesc. Poi il tono torna più serio: «Sinceramente non ho mai pensato di andare via. E non avendo mai fatto questo, di conseguenza non ho mai riflettuto su chi potesse essere il mio sostituto. Se un giorno ci penserò, vorrà dire che sarà l’inizio della mia fine qua a Como. Io sono molto contento qui». Sospiro di sollievo. Il tempo dei saluti è molto lontano. Profonda e dichiarata, però, la stima per il collega del Sassuolo: «Conosco bene Alberto dai tempi della Serie B. Sta facendo un lavoro incredibile. Se ripenso ai tempi di Pisa, ha avuto una crescita importante e costante. Lo scorso anno a Catanzaro ha fatto un calcio interessante e diverso dagli altri e con molti giovani. Le sue squadre hanno coraggio. Quando mi aveva chiamato per Rispoli, ero felicissimo. Sapete per me quanto vale Fabio, saperlo con Alberto mi rendeva tranquillo».

Attenti alla trappola

Il pericolo lo si conosce, Fabregas lo ha ribadito più volte: bisogna stare attenti a farsi distrarre dall’entusiasmo della Champions. Perché nelle partite successive agli impegni di Coppa, si trovano sempre difficoltà nascoste. Cesc l’aveva ripetuto già al termine della partita contro United: «Umiltà e piedi per terra, sabato ci sarà una partita complicata, almeno quanto quella con il Manchester». Umiltà, e non solo. La via è anche un’altra: «Fidarsi e credere in tutta la rosa. Gioca chi è disponibile e sta meglio». La situazione dell’infermeria non aiuta. Contro il Sassuolo non ci saranno né Liberali né Kean: «Mattia ha un piccolo problema, ma manca poco al rientro. Neanche Moise ci sarà. Potrebbe esserci martedì, c’è una possibilità, ma non posso garantirlo». Vista l’emergenza, non è da escludere di rivedere Lucas Da Cunha in zone più offensive: «Così come potrà accadere di vedere anche Couto alto a destra, l’ho provato lì nel corso di tutta l’amichevole contro il Sudtirol. È un ruolo in cui aveva già giocato ai tempi del Girona. È una questione di adattamento, come abbiamo già fatto in B con l’assenza di Cutrone o quando Diao è stato fuori per mesi e abbiamo alzato Vojvoda». Chi troverà nel tempo più spazio sarà Ricci: «Di lui apprezzo l’umiltà con cui si è presentato. Si allena bene, fa domande, cura i lavori individuali. Arriverà il suo momento».

Tre gol contro la Fiorentina, quattro con il Manchester: l’attacco è tornato a segnare. «Un miglioramento c’è. Non lo dico io, ma i numeri. Stiamo facendo numeri migliori dello scorso anno. Stiamo crescendo anche dietro».

Uno, il grande protagonista di questi giorni: Nico Paz. Settimane uniche, ma al contempo cariche di pressioni, tra la 10 dell’Argentina e un ruolo da trascinatore del Como. Come si sta vicini a un talento con tante responsabilità? «Dipende dal tipo di persona. Ci sono ragazzi che hanno bisogno di più parole e chi non ha bisogno niente. Nico fa parte della seconda categoria. Meno gli parli, meglio è. Ha una mentalità incredibile». E poi la sorpresa: «Se oggi mi chiedete chi è il miglior difensore della squadra, lui è tra i primi tre. È questo Nico Paz. tutti parlano del suo calcio, ma la vera cosa sorprendente di lui è la fase difensiva che fa per noi e la sua continua voglia di competere. A volte mi chiedono perché cambio altri e mai lui anche quando non gioca bene. È per questo, è un lottatore. Questi giocatori per me saranno sempre davanti agli altri».

I giovani azzurri e... Matic

Como che ha gli stessi punti di City e Barcellona, ma Fabregas non ci pensa: «Guardo piuttosto a come la squadra reagisce alle difficoltà o gestisce l’entusiasmo. Stiamo costruendo una cultura e una mentalità del lavoro. Chi vogliamo essere e cosa vogliamo fare, questo va oltre la posizione in classifica». Una cultura che passa anche dal progetto che sta coinvolgendo Primavera e settore giovanile: «Sono contento di loro. Avere una rosa non troppo lunga, aiuta ad avere più giovani ad allenarsi con noi. Com’è stato con Cassano e ora con Baralla, Pisati, Papaccioli, che è un grande prospetto». Testa al futuro. E al presente. Ora c’è il Sassuolo: «Se invidio Matic che gioca ancora? È incredibile. Speriamo non giochi bene contro di noi, però».

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