A processo l’usuraio “amico”. «I prestiti? Mi faceva pena»

Gabro Panfili, già condannato per strozzinaggio, è finito di nuovo sotto accusa. I fatti di quasi 15 anni fa. La vittima: «Non ricordo nulla». Lui: «Mai rivisti i soldi»

Como

A sentirli in aula, vittima e presunto “carnefice”, sembra quasi di assistere a una rappresentazione dal vivo de “L’amico di famiglia” di Paolo Sorrentino. Dove l’usuraio non è il vampiro dipinto dalle cronache giudiziarie, ma un buon samaritano pronto a dare soldi a chi è in difficoltà in quel momento.

Torna a calcare le aule di giustizia, in qualità di imputato, Gabro Panfili, 80 anni con villa a Laglio ma attività radicata nel centro storico di Como. Di lui gli inquirenti si occupano da una trentina di anni. Ex ragioniere, ex dipendente Aci in pensione ormai da prima del 2010, Panfili già nelle prime cronache era conosciuto come “l’usuraio buono”. In effetti a vederlo in aula, con quei baffoni ancora scuri a dispetto dell’età e quell’aria da bonaccione, sembra lontano dall’immagine che si ha di uno strozzino.

Il processo a suo carico è ciò che avanza da un’indagine ben più corposa sfociata, nel 2021, in un patteggiamento a cinque anni di reclusione per usura e per esercizio abusivo del credito. L’indagine aveva portato le fiamme gialle, sei anni fa, ad arrestare Panfili e anche il dipendente di una società cooperativa con interessi in città, Paolo Barrasso. A fare i loro nomi, e a portare al loro arresto, il fiscalista con studio in via Giulini Bruno De Benedetto, il quale finito nei guai con la giustizia mentre con la mano sinistra si difendeva dalle accuse a lui rivolte - alla fine ha pat«A un certo punto ho capito che era in completa difficoltà e non avrei rivisto i soldi. Ma a me lui piaceva e faceva pena con tutti i suoi problemi» teggiato - con la destra accusava un gruppo di presunti usurai.

Tra le presunte vittime di Panfili anche un albergatore con casa sul Lario ma interessi in Val Chiavenna. Il quale avrebbe ricevuto 25mila euro di denaro, da restituire con interessi pari al 10% ogni due mesi. Tra tantissimi «non ricordo», la vittima ha riferito che Panfili «mi permetteva di restituire i soldi a rate, magari anche cento euro oggi e cento domani».

Dal canto suo lo stesso pensionato, a cui i giudici delle misure di prevenzione hanno confiscato 400mila euro più due appartamenti lo scorso anno, ha voluto rispondere alle domande del suo legale (l’avvocato Davide Brambilla) e del pubblico ministero (Antonio Nalesso): «Gli avrò dato al massimo 10mila euro. Ma quei soldi non mi sono mai stati restituiti, salvo piccoli importati». E allora perché continuare a dare prestiti a colpi da 500 e mille euro? «Beneficenza?» chiede il pm. «Ma no, a un certo punto ho capito che era in completa difficoltà. Ma a me lui piaceva e faceva anche pena con tutti i suoi problemi. E poi se uno non può più darti i soldi che cosa devi fare?».

Panfili, il quale tornerà in aula a gennaio, ha comunque negato l’accusa di usura: «Gli avevo chiesto al massimo un interesse del 10% annuo. Mai fatto un tasso superiore e se volete ve lo giuro davanti a quello che volete». La sentenza attesa a marzo.

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