Addio “Baffo”, primo fan di De Sfroos. Per lui inventò il club dei Cauboi

Un grave lutto in casa Van De Sfroos: si è spento Paolo Bono, per tutti il “Baffo”, fondatore, assieme alla moglie Marina, del fan club Cauboi, la grande famiglia allargata che circonda il cantautore lariano praticamente da sempre.

L’avventura

Da quando era iniziata l’avventura solistica, alla fine degli anni Novanta, il Baffo era sempre in prima fila in tutti i concerti, riconoscibilissimo proprio per quel paio di foltissimi baffi che lo distingueva fra tutti, tanto da spingere il cantautore a volerlo conoscere, vincendo la sua naturale ritrosia. Da allora, Paolo è diventato un’ombra discreta, per Davide: senza mai assumere nessun ruolo ufficiale, senza mai approfittare in alcun modo di questa amicizia così particolare, è sempre stato al suo fianco, qualche passo indietro, presente, assieme a Marina, senza mai essere invadente (unico privilegio: spettava a lui accompagnare la chitarra del “capo” dalla custodia al palco e viceversa).

Sapeva anche essere esuberante, come sanno bene i numerosissimi membri di un’associazione nata per pura passione, con l’unica volontà di portare un pubblico sempre maggiore a conoscere l’artista e di riunire i fan, spesso proprio a Mezzegra, quasi in casa Bernasconi. Ma Davide non è un cantautore come gli altri: conoscerlo e apprezzarlo, prima che la fama lo rendesse celebre anche al di fuori della stretta cerchia regionale, era un fatto quasi carbonaro.

In questo senso i Cauboi non sono mai stati solo degli ammiratori, ma anche degli apostoli, sempre pronti a promuovere l’artista facendone conoscere le opere, talvolta partecipando a esse, come quando Baffo, assieme ad altri, si prestò – non senza un’iniziale riluttanza – a partecipare alle riprese del videoclip di “Goga & Magoga”.

Paolo Bono era un piccolo imprenditore del lecchese, di quelli che non se ne stanno chiusi in ufficio mentre gli altri lavorano, ma che si rimboccava le maniche per mettersi alla guida ogni mattina, per rispettare la stretta tabella delle consegne. Un lavoro che non si è mai scontrato con la sua grande passione, a costo di notti in bianco o corse a perdifiato per non perdersi neppure una nota o una parola di Van De Sfroos.

Cuore e sostanza

Ai suoi concerti, Paolo e Marina avevano incontrato un piccolo, meraviglioso, mondo di persone come loro, persone di cuore, di sostanza, che hanno seguito, anzi, accompagnato l’artista in tutte le sue scorribande, alcune leggendarie come l’esperienza sanremese per “Yanez”, ormai quindici anni fa.

«Hai donato al mio mondo tutto la tua energia e tutta la passione possibili e con Marina hai inventato un reame di amicizie che ci ha uniti in tantissimi», ha scritto l’artista sui suoi social salutandolo mentre si moltiplicavano i messaggi di cordoglio.

Bono aveva spento 70 candeline l’anno scorso e benché la lotta contro il male che se l’è portato via ieri lo avesse duramente provato, si era impegnato, come sempre assieme all’inseparabile Marina, per la realizzazione di un sogno unico: un album di canzoni “del Davide” interpretate da un coro di Cauboi, regalato a Van De Sfroos e agli altri membri del club. Un club che si ritroverà oggi, alle 16 nella chiesa di Santa Maria Assunta a Costa Masnaga per un ultimo saluto e per stringersi attorno a Marina e al figlio Simone.

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