Don Roberto, saluto in punta di piedi. Ma fa rumore la delusione dei fedeli

Sorico Sabato l’ultima messa, sempre con la fisarmonica che lo ha accompagnato negli anni. Lauro Riva, ex sindaco di Gera: «Portarlo via è sbagliato e nessuno ne comprende i motivi»

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Sorico

Sabato don Roberto Vaccani ha celebrato la sua ultima messa prefestiva nella chiesa del Buon Pastore.

Sempre con la sua fisarmonica, che stavolta è parsa effondere note intrise di emozione.

Nell’accogliente chiesa costruita negli anni scorsi a Ponte del Passo convengono fedeli da tutto l’Alto Lario e al termine tutti hanno salutato il sacerdote con le lacrime agli occhi.

Dopo 45 anni di presenza come parroco di Montemezzo e oltre 30 a Sorico, don Roberto, raggiunti i 75 anni, viene trasferito a Rebbio, parrocchia della città di Como, tra l’incredulità di tutti.

La decisione

L’annuncio l’aveva dato il vescovo in persona, cardinale Oscar Cantoni, a fine luglio in parrocchiale e da quel momento è stato un susseguirsi di malcontento. Tra i più assidui frequentatori della messa di onte del Passo c’è anche Lauro Riva, sindaco di Gera per vent’anni con un’esperienza anche di assessore provinciale: «Nella chiesa del Buon Pastore, voluta proprio da don Roberto, c’è sempre una media di 130 persone che assistono alla messa prefestiva officiata da un prete a piedi scalzi che accompagna i canti con la fisarmonica – così ha esordito in una sua missiva inviata al vescovo – . Cosa c’è di più popolare? Portare via don Roberto è del tutto sbagliato e nessuno qui, ne comprende il motivo».

Dal pulpito il cardinal Oscar Cantoni non aveva motivato la decisione di trasferire il sacerdote con il raggiungimento dei 75 anni.

«L’età pensionabile del vostro parroco conta poco e sono certo che ha ancora molto da dare – aveva detto – . I cambiamenti rappresentano un modo per rigenerarsi e non devono spaventare. La storia ci insegna a non rimanere ancorati a ciò che è stato e ci indica la strada che abbiamo davanti ».

Classico prete di frontiera, al servizio vero della gente e, in particolare, degli ultimi, don Roberto, originario di Lezzeno, è stato l’artefice della comunità psichiatrica tuttora attiva a Montemezzo, ha promosso l’attività della Caritas a livello territoriale con importanti risultati, ha fatto della casa parrocchiale un luogo di accoglienza, aiutando migranti e persone in difficoltà e a lui è attribuibile anche il Centro di ascolto di Gravedona. Lui stesso sarebbe rimasto volentieri come coadiutore per concludere un’esperienza che la comunità locale ha sempre apprezzato e condiviso.

L’amarezza

«Forse la decisione non è sua – così si rivolge ancora al vescovo Lauro Riva – ma di qualche cattivo consigliere, magari proprio del territorio altolariano. Non è in discussione chi verrà, che magari sarà un validissimo pastore, ma sappia che la decisione di trasferire don Roberto ha disatteso del tutto le nostre aspettative e i nostri sentimenti».

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