Due euro in più soltanto per dividere il toast. Baristi e ristoratori sul caso di Gera Lario: «È un’assurdità»

Il caso Coro di critiche, dai colleghi, al barista di Gera Lario. «Danno di immagine, così i turisti non torneranno»

Non un solo ristoratore, tra quelli che abbiamo sentito ieri, ha cercato di giustificare quanto avvenuto in alto lago, in un bar di Gera Lario. Piovono esclusive critiche per il bar Pace, di cui si è scritto su La Provincia di ieri per il sovrapprezzo di 2 euro messo sullo scontrino in seguito alla richiesta del cliente di tagliare il toast che aveva ordinato in due parti per dividerlo con la propria compagna. «Non mi era mai successo di vedere una cosa del genere», aveva commentato il cliente nel postare la recensione sui social.

Notizia curiosa che nella giornata di ieri è stata ripresa da più parti e che il gestore ha giustificato in questo modo: «Se un cliente mi chiede di fare due porzioni di un toast, devo usare due piattini, due tovagliolini...»

Ieri, abbiamo tuttavia chiesto ad altri gestori di bar e attività di ristorazione un commento su quanto accaduto e anche sulla sensazione, che prende piede giorno dopo giorno, che ci sia una tendenza a “spennare” il turista il più possibile. E dai ristoratori che abbiamo interpellato, la voce critica è stata unica e sovrapponibile. «C’è poco da pensare – ha tagliato corto Alberto Vetrano della Cremeria Bolla – Si sono approfittati del cliente. Sono contrario a queste cose perché poi a venire danneggiata è tutta la categoria. Quel cliente tornerà a casa e sconsiglierà la gita sul Lago di Como, non sconsiglierà solo di frequentare quel bar. Se trattiamo male clienti e turisti finiamo con il farci male da soli. Vanno coccolati non fregati».

Giudizio perentorio, sposato in pieno anche da Andrea Dotti, chef e proprietario del ristorante Momi di Blevio: «Quello che è accaduto è una cosa assurda, un supplemento di prezzo che fa solo cattiva pubblicità alla categoria – commenta – molti hanno alzato i prezzi anche del 30%. Noi non l’abbiamo fatto ma devo ammettere che i costi del personale sono aumentati e anche quelli delle materie prime. Abbiamo deciso di non fare rincari perché abbiamo compensato con l’aumento della clientela, ma questo supplemento che ho letto per il toast diviso in due è ridicolo».

Spostandoci di nuovo in centro città, interviene Davide De Ascentis del Krudo di piazza Volta: «Non abbiamo mai fatto pagare alcun sovrapprezzo, né sulla maionese né sulla possibilità di andare al bagno o su altre cose. Non è questa la nostra idea – commenta – Bisogna però anche dire che molti clienti se ne approfittano». Poi però De Ascentis allarga il discorso alla sensazione di una corsa ai prezzi al rialzo, in danno dell’immagine della città: «Con che coraggio si arrivano a presentare certi prezzi? – dice – Ogni imprenditore dovrebbe fare bene il conto con sé stesso, con quello che gli serve per stare in piedi e con il suo piano di investimento. Non ha senso alzare i prezzi solo perché l’ha fatto chi ti sta accanto. Un bar di paese non può mettere gli stessi prezzi di un cinque stelle. Un imprenditore, credo, non dovrebbe correre dietro agli altri ma dovrebbe pensare alla propria attività».

I rincari

La chiusura è del gestore de “Il Farcito” di via Cesare Cantù: «Io non ho mai chiesto supplementi del genere e mai mi permetterei di farlo – dice Onder Sevki Sutlu riferendosi al toast tagliato in due – Spero che il mio collega non faccia la stessa cosa con ogni tavolo, ma che si sia trattato di una sorta di messaggio per un cliente che forse in precedenza aveva già fatto una lunga serie di richieste. Bisognerebbe conoscere bene l’accaduto. Mi sembra più una cosa simbolica che un effettivo guadagno». Ma i turisti a Como vengono “spellati”? «Non credo, io e tutti i miei colleghi esponiamo i prezzi, i clienti arrivano già preparati, guardano le recensioni sui social, consultano il menu, poi scelgono se rimanere o meno. Il problema mi pare che sia più dei residenti che desidererebbero mangiare una pizza vista lago pagando cinque euro».

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