Favori al Crotto, dieci indagati: nei guai consiglieri e assessori
Brienno Solo il vicesindaco e le minoranze escluse dalle accuse di falso. Contestato il voto favorevole a due delibere di consiglio e una di giunta
Lettura 1 min.Brienno
La presunta alterazione e le asserite forzature del procedimento urbanistico-amministrativo relativo ai lavori edilizi svolti al “Crotto dei Platani” di Brienno, attraverso atti pubblici ritenuti falsi o ideologicamente non veritieri, fanno finire sotto indagine quasi l’intera giunta (ad eccezione del vicesindaco) e tutti i consiglieri di maggioranza del Comune di Brienno.
Nel decreto di perquisizione firmato dal sostituto procuratore Daniele Li Volti, che ha portato nei giorni scorsi i Carabinieri forestali sia nel palazzo comunale che nelle abitazioni del sindaco Matteo Vitali e dei tecnici Alessandro Colombo e Flavio Castiglioni, si scopre che sotto accusa vi sono anche tutti gli amministratori che hanno votato le tre delibere contestate dall’accusa.
I documenti indagati
Si tratta di due atti del consiglio comunale e uno di giunta che, ovviamente nell’ipotesi avanzata da Carabinieri e Procura, sarebbero serviti per consentire l’approvazione di varianti urbanistiche e superare vincoli tecnici e ambientali per favorire indebitamente il titolare del Crotto, ovvero l’ex sindaco nonché consigliere comunale e provinciale Francesco Cavadini. Oltre allo stesso Cavadini, sono indagati per falso in atto pubblico anche l’assessore Ornella Cruder e tutti i consiglieri di maggioranza della lista Vivere Brienno: Patrizia Cetti, Pierluigi Somalvico, Jacopo Pasini, Angela Padula e Fulvio Comitti.
Rispetto al cuore della contestazione, i membri di giunta e i consiglieri coinvolti nelle delibere sono figure amministrative collaterali. Accusati, al momento, quasi per atto dovuto avendo partecipato e votato l’approvazione degli atti e delle delibere contestate perché sorrette, sempre stando alla tesi accusatoria, da documenti falsi e comunque ideologicamente non veritieri.
La posizione di Vitali
Il sindaco Vitali, all’indomani delle perquisizioni, si è detto assolutamente sereno e ha commentato, con una nota: «Ritengo che gli inquirenti debbano fare il loro lavoro. Io ho dato la massima disponibilità e collaborazione per acquisire i documenti richiesti. Al tempo stesso continuerò serenamente a fare il mio lavoro per il bene del paese, falcidiato da diverse calamità naturali, che insieme alla Giunta ed al Consiglio abbiamo gestito attraverso tantissimi lavori di messa in sicurezza». Come dire: nessun favoritismo ad alcuno. Solo atti motivati e giustificati.
Dal decreto di perquisizione emerge un dettaglio, che invece spinge verso una tesi ben diversa. Il tema centrale dell’accusa, infatti, non è tanto la presunta singola falsità documentale, ma la costruzione - sempre secondo Carabinieri e Procura - di una “catena amministrativa coerente” orientata a un risultato già deciso a monte, ovvero quello di consentire all’ex sindaco Cavadini di sanare i presunti abusi contestati dalla Procura per i lavori al Crotto e archiviare il procedimento dell’Anas che ha considerato abusivo un accesso carrabile, visto che in quel punto la Regina è fuori dal contesto urbano. La giunta, lo scorso anno, con un provvedimento ha definito quello stesso tratto “centro urbano”.
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