«Ho visto Fabio fuori dal tunnel: sembrava una persona confusa»

Un testimone dell’incidente sulla statale Regina ad Acquaseria costato la vita ad un uomo di 51 anni: «Con il casco non l’ho riconosciuto, era fermo con le doppie frecce»

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Acquaseria

«Sono probabilmente l’ultimo ad averlo visto, poco prima dell’incidente: Mi sembrava confuso». È il racconto di un testimone del drammatico incidente avvenuto all’alba di mercoledì sulla statale Regina ad Acquaseria, all’imbocco della galleria Sassoldo.

Fabio Mangraviti, 51 anni, residente a San Siro sulla via per Pezzo, è stato urtato da un camion con rimorchio dopo aver parcheggiato la propria motocicletta sulla destra con l’intento di attraversare la strada. Uno dei testimoni oculari degli istanti precedenti, anch’egli di San Siro, racconta di aver notato l’uomo a bordo strada apparentemente un po’ confuso: «Credo di essere stato l’ultimo a transitare prima del camion – dice – e ho visto Fabio, che però con il casco non ho riconosciuto, fermo al bordo della carreggiata con le doppie frecce lampeggianti della moto. Ho avuto l’impressione di una persona confusa. Lo conoscevo bene e la mia convinzione, col senno di poi, è che possa aver accusato un malessere».

La vittima era affetta da diabete e, come riferito dal suocero, Matteo Pasquadibisceglie, titolare del bar San Gottardo di Dongo e presidente della Guardia costiera ausiliaria, da qualche giorno soffriva di iperglicemia. La sera precedente, di rientro dal lavoro oltre confine, era stato costretto non a caso a fermarsi proprio all’uscita della stessa galleria Sassoldo e un furgone in transito lo aveva speronato, per fortuna senza conseguenze. Più tardi, a casa, si era accorto di aver perso un piccolo pezzetto della motocicletta, non importante, ma parlando con la moglie le aveva detto che la mattina seguente avrebbe dato un’occhiata a terra dov’era stato speronato.

Sulla base anche delle testimonianze raccolte, i famigliari sono convinti che anche mercoledì all’alba possa aver accusato gli effetti della iperglicemia mentre si accingeva ad attraversare la strada. Il conducente del voluminoso camion se l’è trovato sulla carreggiata dietro la curva e, nonostante il disperato tentativo di sterzare a sinistra per evitare di investirlo in pieno non è servirti ad evitare un urto. Un urto, purtroppo, fatale. A nulla è valsa la corsa in ospedale dell’ambulanza della Croce Rossa di Menaggio.

L’autopsia potrà chiarire le condizioni fisiche in cui si trovava negli attimi precedenti al dramma. Una famiglia è comunque distrutta: Mangraviti abitava a neanche un chilometri di distanza, in via per Pezzo, con la moglie e il figlio di 12 anni.

Ma la sua tragica scomparsa lascia il segno anche a Menaggio, in particolare in frazione Sonenga, di dov’era originario l’uomo, e anche a Dongo, paese della moglie. Come faceva tutte le mattine all’alba, anche l’altro giorno era salito in sella alla sua moto per recarsi a Lugano, dove lavorava in una ditta farmaceutica. Il tentativo di recuperare quel piccolo pezzo della moto perso la sera precedente gli è costato carissimo.

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