Il crac alla Croce Rossa, l’ex presidente
vince un altro round

La sentenza Il Comitato di Como? Associazione privata. Respinta la richiesta di risarcimento di 237mila euro. Dopo penale e civile, altro successo per Fois

L’ex presidente e commissario straordinario della Croce Rossa di Como, Matteo Fois, non dovrà sborsare 237mila euro per risarcire il danno subo dal Comitato di Como, a causa del periodo di gestione dello stesso ex numero uno.

I giudici della Corte dei conti di Milano hanno infatti assolto Fois, sostenendo in buona sostanza che la magistratura contabile non è competente sugli eventuali danni subito dai comitati Croce Rossa. E questo perché anche se l’associazione di soccorso «persegue finalità pubbliche», come sottolineato dalla Procura presso la Corte dei conti, questo non è sufficiente «a radicare la giurisdizione contabile».

Le accuse

La Procura che si occupa di vigilare su potenziali danni ai conti pubblici, aveva citato Fois per «mala gestio» e condotte che avrebbero inciso sul patrimonio del Comitato Cri articolando la contestazione su diverse voci. Innanzitutto le spese legali sostenute da via Italia libera per difendersi dai procedimento dei Comitati di Cantù, Lomazzo e Uggiate Trevano per i rimborsi Areu non girati da Como agli altri comitati provinciali; quindi i rimborsi spese senza giustificativi per 27mila euro; utilizzo indebito di “ticket restaurant” per 12mila euro e di carte di credito per poco meno di 18mila euro; l’acquisto di auto a titolo personale con indebito “bonus” per 22mila euro; acquisto personale e gratuito di automezzi donati al Comitato più rivendita con profitto per 61mila euro.

I giudici non sono neppure entrati nel merito della vicenda, perché «la giurisdizione contabile non può essere configurata per i danni subiti da soggetti privati, in quanto non ricorre un rapporto di servizio tra l’agente e l’ente pubblico titolare di una partecipazione».

I motivi della sentenza

Agli inizi del 2014 i comitati locali della Croce Rossa sono diventati associazioni private. Due anni dopo anche il Comitato centrale è diventato associazione privata.

I giudici contabili, nella loro sentenza, sottolineano come «al momento delle condotte contestate, il Comitato di Como era soggetto giuridico di diritto privato». Di conseguenza mancava «il presupposto strutturale della responsabilità erariale».

Di fatto la Corte dei conti ha accolto le conclusioni dell’avvocato Mario Botta, legale di Fois: «Non v’è dubbio che la finalità di interesse generale e l’erogazione di contributi pubblici non sono idonei, di per sé, a radicare la giurisdizione della Corte dei conti» si legge in sentenza. E quindi «deve essere dichiarato il difetto di giurisdizione della Corte dei conti sulle domande proposte» dalla Croce Rossa «essendone fornito il giudice ordinario». In sintesi: la richiesta di risarcimento danni dovrà essere fatta davanti al giudice civile di Como.

E in Tribunale, a Como, è ancora aperto il processo penale a carico di Fois. Tra due mesi, a metà aprile, si torna in aula dopo che i giudici hanno cancellato sei accuse di peculato su sette contestate all’ex numero uno del Comitato di Como. Anche in questo caso tutto gira attorno alla natura dell’associazione di soccorso trasformata in ente privato da ente pubblico ormai dieci anni or sono.

Fois è chiamato a rispondere “solo” di un peculato da 36mila euro, la differenza tra i soldi riconosciuti a titolo di rimborso spese da Areu in qualità di presidente del Comitato di Como (4.166 euro per 5 anni), e quelli richiesti e incassati (41.566 euro). Lo stesso Fois deve rispondere pure di riciclaggio in merito ai due mezzi donati dai Vigili del fuoco a Croce Rossa, presi da Fois e da quest’ultimo rivenduti alla società di costruzioni incaricata dei lavori alla sede di San Fedele Intelvi.

Nei mesi scorsi Fois ha vinto anche la sua personalissima causa contro Croce Rossa sul provvedimento di radiazione, annullati dai giudici.

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