Il mondo per Giacomo è rimasto fermo al 2000: «La mamma in 23 anni di coma del figlio non ha mai usato la parola eutanasia»

Dizzasco Don Giovanni Meroni ricorda al ragazzo rimasto in coma per 23 anni a causa di un ictus: «Ha vissuto la sua sofferenza con dignità e silenzio mentre infuriava il dibattito politico»

Ogni giorno siamo abituati a compiere gesti abituali, coltivare memorie, vivere esperienze al ritmo imposto dalla vita , progettare il futuro. Per Giacomo Silva morto a 42 anni , tutto quel mondo si è fermato a quel tragico 18 gennaio del 2000, quando un malore improvviso , un ictus emorragico, lo ha confinato fino al giorno del decesso in uno stato vegetativo irreversibile su un lettino di una struttura sanitaria divenuta la sua casa, tenuto in vita artificialmente per ben 23 anni.

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Messaggio d’amore

«Non solo le cure a cui è stato sottoposto quotidianamente, ma soprattutto è stato l’amore costante di una mamma a farlo vivere così a lungo» . Le parole sono dell’arciprete di Castiglione e Dizzasco don Giovanni Meroni, da tanti anni vicino a Giacomo con la preghiera e con il conforto al capezzale di quel lettino davanti al quale c’è sempre stata speranza , amore e tanta fede. «Francesca non ha mai parlato di eutanasia, non ha mai pronunciato la parola infelicità- il commento del sacerdote- Ha vissuto la sua sofferenza con compostezza e dignità. Ma soprattutto nel silenzio. Nella sua vita ha dovuto affrontare tante situazioni difficili. Il Signore le ha dato il coraggio e la forza di vivere la malattia di suo figlio con quella speranza che non è mai venuta meno, che un giorno quegli occhi potessero riaprirsi e di essere chiamata mamma. Francesca conserva la foto , uno scatto in movimento custodito sul cellulare , l’ultimo ritratto dove Giacomo appare felice e sorridente prima di essere definitivamente strappato alla vita da quella malattia irreversibile».

« Nella sofferenza di Giacomo- conclude don Giovanni- c’è tutta l’amore per il proprio figlio. Una storia che non ha mai varcato i confini della famiglia e degli ambienti sanitari , nonostante quando il dibattito sull’eutanasia è diventato argomento nelle sedi istituzionali e politiche. Dietro quella donna c’è tanta dignità , tanto silenzio, legato a quel filo di speranza durato 23 anni».

Un legame forte che unisce affettivamente e biologicamente mamma e figlio che per i sanitari della RSA del Sacro Cuore di Dizzasco in certi momenti si è trasformata in percezione .

La testimonianza

«Soprattutto quando era la mamma ad assisterlo- ha confidato il dottor Walter Sgroni - la sensazione era quella che Giacomo avvertisse quella vicinanza che desiderasse quelle carezze, quelle tenere sollecitazioni. Francesca ha lavorato nei reparti della nostra struttura come operatrice sanitaria assistenziale. E’ stata vicina al figlio ogni istante della sua vita, legata consapevolmente a quel tenue filo di speranza. Alla fine Giacomo se ne andato in maniera naturale. A portarlo via- conclude- è stato un blocco intestinale». Una mamma che in quella grande sofferenza ha saputo cogliere quel vedere e sentire scandito dal tempo , intervalli di tenerezza, emozioni e di felicità che porterà nel suo cuore pieno d’amore e insieme colmo di tanto dolore. Una storia quella di Giacomo che racchiude il valore della vita.

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