Incendi a Peglio e Cavargna, gli esperti: «La furia dei piromani brucia l’erba buona»

Gravedona I roghi recenti e le usanze di un tempo. Agronomi concordi: «Il fuoco impoverisce il terreno. Nessun effetto positivo con l’incendio dei pascoli»

Due devastanti incendi hanno inaugurato il 2024 con oltre cinquanta ettari di territorio bruciati, più di trenta a Peglio e venti a Cavargna.

Appiccati, come sempre accade in caso di dolo, con il favore del buio e su zone di pascolo. Difficile, ormai, discernere il desiderio di vandalismo puro dalla volontà di mettere ancora in pratica un’antica usanza secondo cui l’erba dei pascoli, con il fuoco, viene rigenerata.

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In quota

«I pascoli in quota sono ormai sempre meno curati e vi si insediano tante erbe cattive che hanno radici più profonde – afferma Domenico Malerba, agronomo della Comunità montana – Gli incendi distruggono quindi soprattutto l’erba buona, che ad alte quote fa fatica a ricrescere».

Un tempo gli alpigiani curavano i pascoli e bruciare piccoli appezzamenti con la massima oculatezza per rigenerarli poteva avere un senso. Oggi si appicca il fuoco soprattutto con l’intenzione di fare pulizia, ma le controindicazioni sono tante e gli effetti spesso deleteri. «Il fuoco provoca una demineralizzazione del terreno – sottolinea un altro agronomo, Giandomenico Borelli – Lo priva delle sostanze organiche favorendo il dilavamento. Con le piogge, soprattutto sui terreni ripidi, si formano veri e propri ruscelli che ostacolano la produzione di nuove erbe. Anche da un punto di vista a agronomico, insomma, non intravedo alcun effetto positivo nell’incendio dei pascoli». I roghi appiccati in maniera sconsiderata si estendono quasi sempre nei boschi e diventa arduo contenerli, con rischi anche per case e incolumità pubblica.

Di sera, e con il vento

Ne sa qualcosa Mauro Caligari, a lungo responsabile della protezione civile del territorio e tuttora volontario della squadra antincendio, che da decenni interviene a spegnere roghi: «Gli incendi montani sono sempre dolosi e il più delle volte chi appicca il fuoco lo fa con la precisa intenzione di bruciare la montagna – osserva l’interessato – Non a caso l’allarme scatta quasi sempre di sera e in presenza di vento. Nel caso di Bodone (l’incendio sulla montagna di Peglio) è fin troppo evidente la volontà di far fuoco al pascolo, secondo un’usanza tanto errata quanto deleteria. I roghi montani – prosegue Caligari – distruggono il suolo e provocano danni irreversibili alla fauna e, di conseguenza, agli ecosistemi».

Sicurezza

«Mi chiedo, inoltre, se i responsabili siano consapevoli dei rischi che corrono i volontari chiamati ad affrontate le emergenze: vi assicuro che operare su versanti impervi, di notte, tra le fiamme alte non è affatto agevole e occorre usare la massima attenzione». Unico dato positivo è il calo del fenomeno negli ultimi anni: «La pandemia aveva di per sé causato una riduzione degli incendi – ammette Caligari – . Grazie a controlli molto più serrati e all’individuazione di diversi colpevoli, che ha fatto da deterrente, negli ultimi anni i roghi hanno subito un sensibile calo. Speriamo di azzerarli».

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