Minaccia la moglie con un coltello: due anni e tre mesi al marito violento

Menaggio La sentenza per i fatti successi in piazza a luglio 2022. L’uomo accecato dalla gelosia. La donna aveva ritirato la precedente denuncia per maltrattamenti. Le indagini dei carabinieri

Aveva scoperto che la moglie lo tradiva, il tutto all’interno di una relazione già complicata in cui in passato non erano mancate delle denunce querele poi rimesse da parte della consorte.

Ma quel tradimento il marito non l’aveva digerito, fino a presentarsi in piazza a Menaggio con un coltellaccio da cucina avvolto in uno straccio minacciando la consorte.

Il processo e la condanna

Fu quello, era l’estate del 2022 (siamo al 9 luglio), l’episodio più cruento di un fascicolo che si è concluso ieri mattina in Tribunale a Como, di fronte al Collegio presieduto da Valeria Costi con la latere i giudici Veronica Dal Pozzo e Valerio Maraniello, che ha portato alla condanna dell’uomo – un cittadino turco cinquantenne – alla pena che è stata quantificata in due anni e tre mesi, contro i tre anni e tre mesi che erano invece stati chiesti dal pubblico ministero Michele Pecoraro. La sentenza è stata letta ieri mattina e le ipotesi di reato – siamo solo al primo grado di giudizio ed ora la difesa valuterà se appellare o meno la decisione – sono state di maltrattamenti in famiglia e lesioni.

Il caso, come detto, era noto ai carabinieri della Compagnia di Menaggio perché la donna aveva già denunciato (querela poi ritirata) episodi di ingiurie, minacce di morte e anche pugni ricevuti. A dettare le violenze, secondo quanto emerso in aula, sarebbe stata soprattutto la gelosia che si manifestava anche nelle imposizioni alla moglie su come vestirsi.

I messaggi sui social

Ma l’episodio più cruento, quello che aveva allarmato tutti, era stato quello avvenuto nell’estate del 2022 quando l’uomo era arrivato in piazza a Menaggio armato di un coltellaccio da cucina inseguendo la moglie colpevole di avere una relazione extraconiugale. A salvare la vittima era stato un parente che era intervenuto prima che la situazione degenerasse. Nel corso delle indagini, i carabinieri di Menaggio avevano anche acquisito e tradotto dei messaggi sui social che il marito aveva inviato alla moglie. Insomma, per la pubblica accusa – che ieri ha concluso la propria requisitoria chiedendo 3 anni e 3 mesi di pena – non ci sarebbe stato dubbio in merito alle ipotesi di reato avanzate.

La difesa dell’imputato ha invece cercato di sostenere come non ci fossero in realtà comportamenti abituali di maltrattamento da parte del cinquantenne, e che pure la vittima non era affatto in uno stato di prostrazione ma era al contrario libera di muoversi e di vivere la propria vita. La richiesta finale è stata quella di una derubricazione delle contestazioni che tuttavia non è stata accolta dal Collegio che ha condannato il marito a una pena più bassa di quella che chiesta dal pubblico ministero.

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