Lezzeno, scontro tra Comune e cantiere nautico: alla fine l’area dei cantieri tornerà ai proprietari

Il caso Dopo anni di battaglie legali a spuntarla è Edoardo Molinari: l’area era stata acquisita. Il motivo? Una soletta abusiva che avrebbe dovuto essere eliminata ma che restò a suo posto

Il Consiglio di Stato ha chiuso in questi giorni un lungo contenzioso che, dal 2016, vedeva l’un contro l’altro “armati” il Comune di Lezzeno da una parte e la proprietà dei cantieri nautici Eugenio Molinari dall’altra, struttura che l’amministrazione comunale sequestrò nel 2016 ritenendo di avere correttamente applicato una legge che consentiva la confisca di manufatti abusivi quando e se il proprietario non avesse proceduto al loro abbattimento.

L’area dei cantieri finì quasi per intero nelle mani del Comune, forte di una norma che prevedeva la possibilità di acquisire una superficie fino a dieci volte superiore a quella interessata dall’abuso, e che tuttavia, alla luce dell’esito del ricorso, fu applicata in maniera scorretta. Dal 2016 a oggi, il cantiere è stato utilizzato dall’amministrazione comunale che lo avrebbe a sua volta affidato ad alcune imprese edili incaricate di lavori per l’ente pubblico.

I danni dei mezzi pesanti

«Un bel danno» lamenta ora Edoardo Molinari, con riferimento alle lesioni che i mezzi pesanti con il loro andirivieni avrebbero provocato ad alcune solette e al fatto che l’amministrazione abbia speso qualche decina di migliaia di euro per liberarsi di alcuni stampi destinati alla produzione di scafi che in realtà potevano ancora servire. Stante la sentenza del Consiglio di Stato, il Comune dovrà ora procedere alla restituzione di tutta la struttura.

La ricostruzione

«La legge fu malamente interpretata – commenta l’avvocato monzese Bruno Santamaria, estensore del ricorso per conto di Molinari -. Tutto nasce dal fatto che la proprietà, all’inizio degli anni Duemila, realizzò una soletta servendosi di due pareti pre esistenti, erette a cielo aperto in riva al lago. Cento metri quadrati che furono coperti per realizzarvi un deposito. La norma prevede che quando si realizzi un abuso di questo tipo, l’amministrazione possa acquisirlo se esso non viene rimosso entro i termini. È consentito ampliare la superficie acquisita fino a dieci volte le dimensioni dell’abuso, ma occorre che l’estensione sia fondata, giustificata, motivata per esempio dalla necessità di raggiungere fisicamente il manufatto. In ogni caso si tratterà tutt’al più di acquisizioni di aree di pertinenza, senz’altro non di manufatti, non di opere che se sono regolari, e nel caso del cantiere Molinari lo erano eccome, resteranno invece nella piena disponibilità del loro legittimo proprietario. L’unico manufatto abusivo era quella soletta. Il Comune avrebbe dovuto e potuto tutt’al più procedere al suo abbattimento salvo poi addebitare le spese ai titolari». Secondo Edoardo Molinari, lo stato di conservazione del cantiere oggi è pessimo. Danni dappertutto, non solo alle solette. Un peccato, anche alla luce di quello che i cantieri hanno rappresentato non solo nella storia della nautica italiana ma anche in quella dell’economia del territorio. L’azienda nacque nel 1950, con il nonno di Edoardo, quando suo padre Eugenio aveva appena 14 anni. È una storia di grandi successi, commerciali e sportivi, di record mondiali, di gare offshore – l’altra grande passione di famiglia – di talenti ingegneristici e sportivi. Ora la palla passa all’amministrazione comunale.

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