L’incendio alla pizzeria Ideale. Pene di 24 mesi a due imputati
Dongo Una condanna e un patteggiamento in udienza preliminare. Il gestore del locale e un presunto complice si difenderanno al processo
Dongo
Una condanna a due anni con il rito abbreviato, un patteggiamento della pena sempre a due anni, ma anche due rinvii a giudizio per discutere la propria posizione in aula, in un pubblico dibattimento che inizierà il mese di settembre del 2026. Si è conclusa così ieri mattina in Tribunale a Como, l’udienza preliminare che era nata dall’incendio devastante che nel settembre del 2021 aveva danneggiato la pizzeria “Ideale” di Dongo.
Settembre 2021
Fin dal primo intervento dei vigili del fuoco, in quella notte, erano emersi dubbi seri in merito al rogo. Erano state ritrovate quattro taniche contenenti residui di materiale combustibile, e i carabinieri della Compagnia di Menaggio ma anche nel Nucleo Investigativo di Como, avevano preso subito la strada del fatto per nulla accidentale cercando di scandagliare nella vita del gestore e di chi gli ruotava attorno.
Un passaggio fondamentale era stato il ritrovamento sul posto di un telefono cellulare che aveva permesso non solo di risalire al primo sospettato, ma anche di rilevare tutta una serie di contatti che hanno poi ricondotto ad un gruppo partito dalla provincia di Reggio Emilia per portare a termine la spedizione, ma anche al gestore del locale finito pure sui tra i sospettati. Quest’ultimo, Mihai Irimiea (nato in Romania e residente a Dongo, 39 anni) ha sempre negato il proprio coinvolgimento ed ora (assistito dall’avvocato Marcello Iantorno) si difenderà in aula dopo essere stato rinviato a giudizio. Al suo fianco anche Donatello Amato, 52 anni (avvocato Francesco Corsi), in arrivo da Bibbiano in provincia di Reggio Emilia e secondo l’accusa uno dei componenti della banda che in realtà sarebbe stata composta anche da una persona mai identificata.
Hanno invece già definito la posizione gli altri due indagati, ovvero Antonio Mangino (54 anni, assistito dall’avvocato Riccardo Guido) che è stato condannato a due anni con il rito abbreviato e con la sospensione condizionale della pena subordinata al risarcimento del danno da definire in sede civile, e Aniello De Ponte (52 anni, avvocato Nicola Tria) che ha patteggiato due anni di pena con la sospensione condizionale della stessa.
Le indagini
All’inizio dell’udienza si erano costituite anche due parti civili, il proprietario dei muri del locale e la compagnia di assicurazione della pizzeria, che secondo la procura fu portata a risarcire i danni di un rogo che però era stato deciso a “tavolino” dal gestore del locale e dai suoi complici. Le indagini dei carabinieri, come detto, erano partite da due punti cardine, ovvero il ritrovamento delle taniche ma anche di un telefono cellulare, e poi si erano sviluppate ricostruendo le telefonate partite e arrivate da quel numero, individuando l’auto che la banda, partita da Reggio Emilia, aveva preso a noleggio per raggiungere Dongo e portare a termine il compito assegnato. Viaggio che era stato ricostruito tramite tabulati telefonici ma anche con le telecamere che ne avevano immortalato il tragitto.
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