Malore in acqua, turista scomparso nel lago, sesta vittima in due mesi

San Siro Un uomo di 38 anni del Nepal stava facendo il bagno con un ragazzo, figlio di amici che erano su una barca. Il padre del quindicenne si è tuffato e lo ha salvato, ma non ha potuto fare nulla per il conoscente. In corso le ricerche

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Purtroppo un’altra tragedia nelle acque del Lario. Si chiama Dahal Prasant, ed è di origine nepalese e ha 38 anni l’uomo disperso nel lago.

La dinamica del dramma è la fotocopia di diversi precedenti avvenuti nel nostro lago: una famiglia di turisti noleggia un’imbarcazione, fa il bagno al largo e qualcuno si trova in difficoltà. Nel caso specifico sull’imbarcazione noleggiata a Dongo c’era anche una famigliola con due figli di 15 e 10 anni, anch’essa di origine nepalese e residente, come la vittima Gillingham, nella contea del Kent (Regno Unito).

Tutti e cinque erano in vacanza all’hotel Regina di Gravedona. La vittima e un figlio di 15 anni si sono tuffati al largo di Acquaseria e il secondo aveva difficoltà a risalire sulla barca; allora è sceso in acqua anche il papà, ma nel frattempo il natante si è allontanato dall’altra persona che nuotava e che ha accusato difficoltà.

La dinamica

Il padre ha cercato di raggiungere l’amico, che però si è inabissato; la moglie, in preda all’affanno, ha provato ad accendere il motore della barca, ma le si è rotta la chiave nel quadro. Sono stati attimi terribili, poi sono arrivati sul posto l’eliambulanza, il personale della Croce Rossa di Menaggio, i Vigili del fuoco di Dongo e la Guardia costiera. Ma si è capito subito che non c’era più nulla da fare per l’uomo sparito dalla superficie dell’acqua. Sulla riva di Acquaseria la turista straniera di 42 anni ha cercato di spiegare la propria disperazione per non essere riuscita a mettere in moto l’imbarcazione e, in preda alle lacrime, chiedeva al personale del soccorso presente di andare a cercare l’amico di famiglia in acqua. Le ricerche del corpo sono state affidate ai sommozzatori dei Vigili del fuoco e fino alla serata di ieri non avevano dato frutto.

A poca distanza il 4 agosto scorso aveva perso la vita in acqua Youssef Erffig, ventiduenne di origine marocchina che dopo una giornata di lavoro al The Lake Como Edition di Griante, era sceso a lago a tarda ora con amici per farsi un bagno.

Molto simile al dramma di ieri quello avvenuto il 25 luglio tra Menaggio e Nobiallo, con Mattheus Gosseling, olandese di 45 anni, che si era tuffato dalla barca noleggiata per aiutare un figlio in difficoltà, e purtroppo era poi annegato. Il 14 agosto scorso Rayan Jeirom Baylen, ventunenne filippino residente a Bergamo, si era tuffato davanti al pontile di Lenno e non era più riemerso.

Altre vittime di un anno davvero funesto sono una bimba di 9 anni annegata a Como il 21 luglio, un ventenne inghiottito dalle acque a Malgrate il 16 agosto, un turista russo che ha incontrato la stessa malaugurata sorte a Nesso il 3 settembre scorso e un sedicenne di Desio annegato il 2 maggio a Mandello.

Un pericolo sottovalutato

Tuffarsi in acqua da una barca, in particolare, può rivelarsi estremamente rischioso.

Da segnalare, infine, che nel 2024, a pochi giorni l’una dall’altra, non errano più riemersi dopo un tuffo il ventiduenne di Liverpool Sam Paul Rigby al largo di Nobiallo e il cinquantunenne tedesco Fraedrich Tim fra Gravedona e Piona; nel luglio del 2019 identica sorte era toccata alla ventiquattrenne calciatrice della Nazionale svizzera Florijana Ismaili al largo di Musso.

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