«Mio figlio Down lasciato giù dal bus». Asf si scusa: «L’autista non l’ha visto»

Argegno La mamma: «Non si è fermato, lui aveva alzato il braccio e mostrato il tesserino». Presentata denuncia ai carabinieri. La replica della società: «Pronti a incontrare lui e la famiglia»

Argegno

È il 6 febbraio, poco dopo le 9.25 del mattino. Alla fermata di via Roma, ad Argegno, un ragazzo aspetta il pullman della linea C110 diretto verso nord.

Si chiama Pietro Fiana, ha 19 anni, vive a Schignano e lavora con una borsa-lavoro del Comune presso la Cooperativa Auxilium, che gestisce il bistrot di Villa Carlotta, a Tremezzina. Come ogni mattina, è pronto a salire sul bus per raggiungere il luogo di lavoro. Il mezzo arriva, Pietro si avvicina alla fermata, alza il braccio e mostra il tesserino, seguendo le indicazioni che gli sono state insegnate.

Il pullman, però, non si ferma e prosegue la corsa. Pietro tenta di richiamare l’attenzione dell’autista, corre per alcuni metri lungo la strada, ma il bus continua senza rallentare. Rimane solo, in lacrime, alla fermata. Deve andare al lavoro, ma quel giorno non arriverà in orario. A raccontare l’episodio sono i genitori, che hanno sporto denuncia presso i Carabinieri.

L’amarezza

Il padre, Oscar Fiana, si era appostato a poca distanza dalla fermata, all’insaputa del figlio, proprio per verificare che Pietro seguisse le indicazioni apprese nel percorso di preparazione all’autonomia, ed è testimone diretto dell’accaduto.

Pietro è una persona con sindrome di Down, ma soprattutto è un giovane che lavora, si sposta in autonomia e da anni affronta un cammino di crescita costruito con pazienza e continuità dalla famiglia. È anche campione italiano pluripremiato di ciclismo su strada, atleta conosciuto a livello nazionale, esempio concreto di come l’autonomia sia una pratica quotidiana fatta di fiducia, regole e responsabilità.

L’episodio di Argegno si inserisce in un contesto più ampio: il 7 febbraio, su queste pagine era stata segnalata la protesta di alcuni genitori per minorenni lasciati a terra su una linea limitrofa tra la Valle e il Porlezzese, sempre per mancata fermata dei mezzi. Segnalazioni diverse, ma che riportano alla stessa fragilità: in un territorio complesso come quello del Lago e delle Valli, il trasporto pubblico rappresenta spesso l’unico strumento di mobilità reale per lavoratori, studenti e chi é privo di mezzi propri. La famiglia sottolinea come il tema centrale sia «riportare l’attenzione alla tutela di chi ogni giorno utilizza il servizio pubblico per lavorare e vivere in autonomia, in un’area dove le coincidenze sono ridotte e le alternative limitate.»

Aggiunge Alessandra Pitossi, madre di Pietro: «In questo contesto, una fermata mancata per noi diventa l’interruzione di un percorso costruito nel tempo, fatto di regole, di passi verso l’autonomia»

«In merito all’episodio avvenuto il 6 febbraio sulla C110 da Argegno a Tremezzo, desidero esprimere a priori il nostro dispiacere per quanto accaduto» dichiara Massimo Bertazzoli, amministratore delegato di ASF Autolinee. «Stiamo svolgendo gli approfondimenti del caso, ma teniamo a ribadire con fermezza che la nostra azienda si impegna costantemente a garantire un ambiente inclusivo e accogliente per tutti i passeggeri, indipendentemente dalle loro condizioni. Quello che probabilmente è accaduto è che Pietro non sia stato fatto salire a bordo del mezzo perché l’autista, inavvertitamente, non l’ha notato alla fermata. Non certo per motivi di discriminazione. Aggiungo che tutti i conducenti del deposito di Menaggio conoscono Pietro e da tutti è benvoluto».

L’azienda risponde

Bertazzoli è anche «pronto a incontrare il ragazzo e la famiglia personalmente, per chiarire la questione e anche per mostrare quanto Asf svolge quotidianamente per il servizio di trasporto pubblico sul territorio».

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