«Giustizia per mio figlio. Ucciso dalla polizia spagnola»

Il caso. Giuseppe Noschese, medico al Pronto soccorso di Menaggio. La tragedia a Ibiza un anno fa, ora l’esito della perizia: «Morto per le botte»

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Menaggio

«Chiedo giustizia per mio figlio, la sua morte è stata causata dalla violenza della polizia spagnola». Giuseppe Noschese, medico napoletano in forza al Pronto soccorso di Menaggio, non ha pace dalla scorsa estate, precisamente dal 19 luglio 2025. Mentre era di turno nel reparto in riva al lago l’ha raggiunto una chiamata da Ibiza, con la quale gli comunicavano che il figlio Michele, 36 anni, aveva perso tragicamente la vita. Una vicenda tutt’altro che chiarita, l’arresto cardiaco per abuso di sostanze stupefacenti - questa la versione ufficiale - non ha mai convinto la famiglia.

«Affatto – racconta il medico – hanno detto troppe porcherie, anche per questo anche se non posso più riportarlo a casa io continuo a lottare, voglio restituire dignità a mio figlio. Quella notte mio figlio ha commesso un errore, ha fatto entrare degli amici a casa. Mentre lui con la sua ragazza stava di sopra, al piano di sotto questi giovani con ogni probabilità hanno alzato troppo il volume. La mattina la guardia civil ha fatto irruzione e noi siamo convinti che si siano macchiati di azioni violente».

«Politraumatismo»

I risultati dell’esame autoptico compiuto dal medico legale nominato dalla famiglia hanno evidenziato «un quadro di politraumatismo diffuso e pienamente coerente con una dinamica di violenza fisica e reiterata». Immobilizzato, in ginocchio, con pressioni sul dorso tali da compromettere la respirazione. Questa la tesi ora al vaglio della Procura capitolina.

«Questo è purtroppo un nuovo caso Cucchi – racconta ancora Noschese – tanto che proprio la senatrice Ilaria Cucchi ha speso parole in difesa di mio figlio. Su questo caso sono state sollevate sette interpellanze parlamentari, due al Parlamento europeo, siamo finiti sulle televisioni nazionali di mezzo mondo. Mio figlio era conosciutissimo, era diventato un dj famoso, abitava a Ibiza da dodici anni, era amato. Non era la persona che hanno cercato di dipingere, era un grande sportivo, un bravo calciatore. Ma anche non fosse mio figlio, anche fosse l’ultimo degli ultimi, un fatto del genere non è ammissibile. La giustizia è un diritto, la mancanza di chiarezza e trasparenza non è accettabile. Io da professionista e da medico ho cercato di mettere in campo tutte le mie energie e le mie forze per arrivare ad una risposta e di sicuro non mi fermerò».

Consulente scientifico della Marina, medico di medicina d’urgenza, Giuseppe Noschese è noto per aver diretto il trauma center del Cardarelli di Napoli e il reparto Covid dell’Ospedale del Mare. Dopo la pandemia, da pensionato, è stato contattato per dare man forte al Pronto soccorso di Menaggio da tempo in crisi e alla ricerca di personale, anche tramite cooperative esterne.

«Basta bugie»

«Restituire dignità a mio figlio è un atto di giustizia anche nei nostri confronti – dice ancora il medico – Mia moglie non è più comprensibilmente la stessa, come pure il fratello minore che ha sempre visto Michele come un idolo, nelle tante foto e nei tanti video dei suoi concerti da dj. Non posso sopportare che sulla sua memoria vengano dette bugie e falsità. Anche se fa male, fa male ogni volta sentire pronunciare la parola tortura, con il pensiero che la vittima, povero ragazzo, era proprio mio figlio». Indagini e inchiesta a Roma proseguono. L’ultima novità è proprio la perizia medico di parte che porta a ipotizzare il reato di tortura.

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