Morti per monossido nella baracca in cantiere. «L’allarme? Ignorato»
Moltrasio. Sei imputati dal giudice per omicidio colposo ma un errore burocratico fa slittare l’udienza di un mese. C’è un condannato per carenza dei sistemi di sicurezza
Lettura 1 min.Moltrasio
«Nei primi giorni di settembre ho saputo che alcuni operai rimanevano in cantiere anche fuori dagli orari lavorativi. Chiesi immediatamente di impedirlo». Ma nessuno fece nulla. Dalle pieghe di un processo parallelo emerge oggi che la tragedia di quattro anni fa, in un cantiere per la costruzione di una villa di lusso vista lago in quel di Moltrasio, dove due giovani operai che dormivano nella baracca attrezzi sono stati uccisi dal monossido di carbonio, poteva essere evitata.
Il processo in questione è quello per carenza dei sistemi di sicurezza e violazione della normativa antinfortunistica terminato con la condanna di Massimiliano Pizzagalli, 55 anni di Porlezza, considerato amministratore di fatto della società a cui furono affidati i lavori edili nel cantiere di via Ranzato. Un processo, quello a carico di Pizzagalli, nato proprio in conseguenza del sopralluogo avvenuto il giorno in cui vennero trovati morti Ahmed Abdelaziz Said Salah Ibrahim e Mahmoud Said Samir Mohamed. I funzionari di Ats Insubria verificarono, infatti, tutta una serie di gravi carenze sul fronte delle sicurezza sui luoghi di lavoro. Pizzagalli, formalmente, era un semplice dipendente della Nur Immobilien, la società di Lecco che aveva ricevuto l’incarico dei lavori e che li aveva subappaltati a una società di Porlezza che a sua volta li ha subappaltati a un’impresa individuale di Lamezia Terme. Secondo la Procura, e pure il giudice, però era l’amministratore di fatto della Nur, formalmente gestita dalla compagna. Dopotutto lo stesso Pizzagalli non poteva amministrare alcuna società, alla luce di una recente condanna per bancarotta fraudolenta passata in giudicato. Il processo si è chiuso con la condanna dell’imputato al pagamento di una sanzione da 14mila euro.
Ora per lui, e per altri cinque imputati, si apre un capitolo ben più serio: quello per l’omicidio colposo dei due giovani operai stroncati dal monossido di carbonio.
Il primo appuntamento con l’udienza preliminare, che si doveva aprire ieri mattina, è però slittato per un errore burocratico in sede di notifiche. Sotto accusa, a parte Pizzagalli, sono: Simona Iacobelli, 53 anni di Porlezza, amministratrice di diritto di Nur Immobilien e Gian Battista Pagani, 66 anni di Uboldo (per loro tre l’accusa è “solo” di omicidio colposo). Altri tre imputati sono accusati (oltre che di omicidio colposo) anche di caporalato: Alberto Diana, 45 anni di Porlezza, presidente di Diana Costruzioni; Francesco Isabella, 52 anni di Lamezia Terme (titolare dell’omonima impresa individuale) e infine Salvatore Lus, 66 anni di Rovello Porro. Quest’ultimo è considerato il reclutatore dei due lavoratori trovati morti in cantiere.
Samir e Salah avevano rispettivamente 28 e 26 anni. Il più giovane, ad aspettarlo a casa in Egitto, aveva una moglie e due figli. Entrambi erano “clandestini”. Due fantasmi. Che, proprio per questo, sono stati sfruttati per lavorare nei cantieri delle ville di lusso sul lago. Dove hanno trovato la morte. L’udienza preliminare è stata fissata al mese prossimo.
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