Pubblicate le immagini del nuovo stadio di Milano: il progetto di un impianto aperto tutto l’anno, come a Como

Sport e città I rendering e i video presentati dalle società di Milan e Inter mostrano una struttura da 71.500 posti con curve verticali, un’architettura leggera e la volontà di aprirla alla cittadinanza anche oltre le partite

Como

Il nuovo Generali Stadium di Milano, i cui rendering sono stati presentati giovedì, sembra confermare una tendenza che emerge anche dai progetti per il Sinigaglia di Como: gli impianti sportivi non vengono più pensati soltanto per ospitare le partite, ma come luoghi da vivere durante tutto l’anno, con servizi, attività commerciali e spazi aperti alla città. Un modello che cambia non soltanto il modo di concepire gli stadi, ma anche il loro rapporto con il tessuto urbano circostante.

Il Generali Stadium - il nome dipende dal fatto che Generali Group Generali ha acquisito i naming rights, cioè il diritto di associare il proprio nome allo stadio - sarà di proprietà delle società americane che posseggono le due squadre di calcio della città, il Milan e l’Inter appunto, che hanno acquistato lo stadio di San Siro e le aree circostanti nel 2025 dal Comune di Milano per un valore complessivo di 197 milioni di euro. Avrà qualche posto in meno rispetto agli attuali: da 80mila si scenderà a 71.500 posti. Il progetto verrà realizzato a partire dal 2028 e l’obiettivo è quello di finire i lavori entro la stagione calcistica del 2031-2032.

Alcune caratteristiche architettoniche richiamano quanto progettato recentemente per altri stadi italiani. È il caso del nuovo impianto del Venezia, previsto nell’area del Bosco dello Sport a Tessera, e del progetto presentato per il Sinigaglia del Como 1907. Entrambi portano la firma dello studio internazionale Populous.

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Colori e architetture simili: “stadi all’inglese”

Nei rendering, il Generali Stadium appare come una struttura a due anelli, dominata dalle tonalità del bianco e del grigio. A caratterizzare le facciate è una successione di grandi elementi geometrici a X, che contribuiscono a dare ritmo e leggerezza all’edificio e sostengono la copertura fissa, progettata per proteggere le tribune lasciando scoperto il terreno di gioco. La leggerezza dell’architettura e i colori scelti si ritrovano anche nei rendering presentati da Populous a Como e Venezia. Un altro elemento che accomuna i tre progetti è la volontà di mantenere gli spettatori il più vicino possibile al campo, ottimizzando la visuale e cercando di rendere ancora più coinvolgente l’atmosfera durante le partite.

Il nuovo stadio milanese, tuttavia, non è progettato da Populous, come quelli di Como e Venezia, ma dagli studi Foster + Partners e MANICA, guidati rispettivamente dal celebre architetto britannico Norman Foster e dallo statunitense David Manica.

Al di là delle differenze architettoniche e delle dimensioni dei tre impianti, è soprattutto nella concezione complessiva dello stadio che emergono i punti di contatto tra i progetti. I tre progetti condividono alcuni principi del cosiddetto «stadio all’inglese», a partire dalla vicinanza delle tribune al campo, ma guardano anche a un modello più moderno e multifunzionale, con spazi commerciali, servizi e luoghi di aggregazione aperti alla città durante tutto l’anno. Le immagini e i video diffusi giovedì sul Generali Stadium mostrano infatti l’attenzione riservata all’inserimento dell’impianto nel contesto urbano, un tema centrale anche nel progetto di riqualificazione del Sinigaglia.

Stadi aperti tutto l’anno

L’obiettivo comune è quello di realizzare strutture capaci di vivere durante tutto l’anno e non soltanto in occasione delle partite. I tre progetti, pur con caratteristiche e dimensioni differenti, puntano a superare il modello tradizionale dello stadio, introducendo servizi, attività commerciali, spazi di incontro e nuove funzioni aperte alla città.

Nel caso del Generali Stadium, il progetto comprende anche un ampio intervento di riqualificazione delle aree circostanti, con la previsione di spazi verdi, ristoranti e negozi. L’investimento complessivo è stimato intorno a 1,2 miliardi di euro.

Un’impostazione che, pur con le dovute differenze, richiama anche la filosofia alla base del futuro Sinigaglia: non soltanto uno stadio per il calcio, ma un luogo capace di integrarsi nella vita quotidiana della città.

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