Ottant’anni dopo a Tremezzo: il convegno di Anci mette il welfare al centro
Due giornate di dialogo con specialisti e istituzioni: «L’assistenza sociale non è limitarsi a prestare soccorso»
Nell’autunno 1946, qualche mese dopo il referendum che consegnò il sì alla Repubblica, l’Italia era un Paese di macerie: le famiglie erano state stremate dagli affanni della guerra e il governo era ancora in una delicata fase di transizione, con i padri costituenti proprio allora chini a elaborare la Costituzione. Con sempre più forza, insomma, si faceva prepotentemente sentire l’esigenza di una direzione chiara, di un piano di ripresa nazionale efficace.
Ottant’anni fa, questa volontà di ricostruzione converse quasi per caso sul lago di Como, a Tremezzo, dove esperti, sociologi, giuristi e delegati internazionali confluirono da ogni dove per confrontarsi dal 16 settembre al 6 ottobre sulle politiche sociali da adottare nella nuova Italia. Quasi un secolo dopo, la stessa volontà ha animato ANCI Lombardia e il Consiglio Regionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali ad organizzare un nuovo incontro per riflettere sui bisogni dell’oggi e sulle figure professionali necessarie.
Pensato su due giornate, il convegno dal titolo “Da Tremezzo al futuro: 80 anni di Repubblica e di welfare tra diritti, politiche e territorio” è stato inaugurato oggi 30 ottobre al Grand Hotel Tremezzo con gli interventi di Mauro Guerra, sindaco di Tremezzina e presidente di ANCI Lombardia, e Simona Regondi, presidente del Consiglio Regionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali della Lombardia. A seguire, le riflessioni di specialisti sull’evoluzione del welfare e sulle nuove sfide della contemporaneità. In programma, invece, per la giornata di domani gli interventi istituzionali di Attilio Fontana, presidente di Regione Lombardia, Corrado Conforto Galli, prefetto di Como, Fiorenzo Bongiasca, presidente della Provincia di Como, e Barbara Rosina, presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Assistenti Sociali, cui seguirà una tavola rotonda sul futuro delle infrastrutture del welfare.
A collegare ciascuno di questi interventi, come un invisibile filo rosso, la profonda consapevolezza, ribadita anche da Mauro Guerra in apertura del convegno, che l’assistenza sociale non possa limitarsi a prestare soccorso in situazioni di difficoltà, ma debba attivamente impegnarsi per garantire l’attuazione stessa di una democrazia tanto nei fatti quanto nelle parole. Eppure, «i fabbisogni sociali che oggi vengono riconosciuti ai Comuni sono stimati intorno ai 5 miliardi di euro, mentre la spesa sociale effettiva supera i 9 miliardi – ha continuato Guerra –. Non è sufficiente intervenire stabilendo dei livelli essenziali delle prestazioni sociali se poi non vengono poste le condizioni materiali per renderli effettivi». D’altronde, fu proprio per colmare la distanza tra le famiglie e le istituzioni che nacque proprio a Tremezzo una nuova professione laica e competente, capace di portare nei palazzi di governo le difficoltà delle persone più fragili: l’assistenza sociale. «L’assistente sociale è concepito non come un burocrate, ma come un operatore della democrazia, un’infrastruttura umana della Repubblica in grado di connettere i bisogni delle persone con le risorse pubbliche – ha sottolineato con enfasi anche Simona Regondi –. Non esiste un nostro atto professionale che non sia un’attuazione della Costituzione».
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