Allevatore denunciato per procurato allarme: disse di essere stato aggredito da tre lupi

Alpe di Ossuccio Gli agenti della polizia provinciale hanno inviato gli atti alla Procura. Gli esami scientifici hanno escluso la versione dell’uomo di un attacco da parte del branco

Grida “al lupo al lupo” e finisce sotto inchiesta in Procura. L’allevatore di Ramponio Verna che aveva raccontato di essere stato aggredito da tre lupi, sopra l’Alpe di Ossuccio, è stato formalmente denunciato dalla Polizia provinciale con l’accusa di procurato allarme. E dopotutto il suo racconto, un mese fa, aveva creato così tanto scalpore da far intervenire con una nota formale pure Coldiretti che con il suo presidente, Fortunato Trezzi, aveva definito la denuncia dell’allevatore un «fatto gravissimo» e aveva sollecitato un intervento urgente per realizzare «il piano nazionale per la gestione delle specie selvatiche» perché la situazione «è ormai fuori controllo».

In realtà non c’era alcuna situazione fuori controllo, perché quell’aggressione non è stata causata dai lupi.

L’episodio

Ricapitoliamo, dunque. Raffaele Castellazzi, allevatore di Ramponio Verna, ha raccontato che la sera del 22 maggio sopra l’Alpe di Ossuccio è stato circondato da tre lupi, uno dei quali l’ha poi azzannato ad una gamba, provocando profonde lacerazioni anche alla maglietta che indossava.

«Di fronte a me - aveva detto l’uomo - c’erano tre lupi, due dei quali hanno circondato le capre, mentre il terzo mi ha azzannato i pantaloni prima e, alzandosi sulle zampe posteriori, la maglietta». Quindi aveva ricordato che una quindicina di capre sarebbero sparite, evidentemente azzannate dai lupi, nella sua interpretazione.

Lo scalpore delle sue parole aveva spinto la polizia provinciale a verificare che davvero fosse andata come aveva raccontato l’uomo. Gli agenti avevano acquisito la maglietta e pantaloni dell’allevatore di Ramponio e, su incarico della Regione Lombardia, li avevano portati a Trento.

L’inchiesta

Più precisamente, gli indumenti da analizzare erano stati portati a San Michele all’Adige, ovvero al laboratorio convenzionato con il progetto “Life WolfAlps” della “Fondazione Edmund Munch”. Gli esperti hanno quindi compiuto le analisi genetiche sui campioni presenti sugli indumenti e concluso che l’allevatore non era affatto stato aggredito da dei lupi.

La vicenda aveva riscosso talmente tanto clamore che la Regione Lombardia aveva diffuso un comunicato ufficiale, con i risultati degli accertamenti: «Le indagini della polizia provinciale di Como non hanno riscontrato in quell’area la presenza di carcasse di animali riconducibili a predazioni da lupo».

Nei giorni scorsi l’autore della denuncia è quindi stato nuovamente convocato dagli agenti della polizia provinciale. E dopo aver effettuato nuovi accertamenti ed escluso definitivamente il coinvolgimento di lupi nell’episodio denunciato, hanno deciso di procedere contro l’allevatore. E così gli atti del suo racconto, gli esiti degli esami di laboratorio, la ricostruzione dell’accaduto sono stati mandati alla Procura insieme a una comunicazione di notizie di reato per procurato allarme

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