Piano per la fuga di Riella: in tre patteggiano

Gravedona Pene tra gli otto mesi e l’anno: una donna gli avrebbe indicato un luogo sicuro. Il secondo amico gli ha dato un passaggio e l’ultimo teneva i contatti con la famiglia

Gravedona

L’accusa era principalmente quella di avere aiutato Massimo Riella, in vari modi, nella clamorosa evasione dal cimitero di Brenzio dove si era recato per fare visita alla tomba della madre da poco deceduta. In realtà, con quella uscita che era stata autorizzata con l’accompagnamento della polizia penitenziaria, il cinquantaduenne dell’Altolago - che aveva aggredito gli agenti liberandosi - aveva pianificato la fuga sui monti che ben conosceva.

Riella era in carcere in quanto sospettato di una rapina ai danni di una coppia di anziani di Consiglio di Rumo. Tornando a quei minuti che portarono il caso di Riella ad essere conosciuto in tutta Italia, le indagini permisero non solo di riuscire a risalire all’evaso e ad arrestarlo in Montenegro nel luglio del 2022, ma anche a ricostruire tutta la fitta rete di aiuti che l’uomo aveva ricevuto da altri cittadini.

La ricostruzione

E proprio questi ultimi sono finiti davanti al giudice monocratico Valeria Costi per rispondere all’accusa di favoreggiamento personale ma anche, per tre (Riella compreso) di aver pianificato la realizzazione di un documento falso utile per scappare. Diversi i ruoli che giocarono gli indagati. In tre hanno deciso di patteggiare, un quarto ha chiesto e ottenuto la messa alla prova mentre le posizioni degli ultimi tre indagati sono state girate a Milano per competenza territoriale.

Partiamo da questi ultimi che sono i presunti realizzatori del documento che avrebbe dovuto essere recapitato a Riella direttamente tra la Serbia e il Montenegro, con un corriere in partenza da Milano. Zorica Stanojevic, 62 anni di Carnate, Gojko Perovic, 61 anni di Milano, e lo stesso Riella dovranno risponderne per competenza di fronte ai giudici meneghini, cui – accogliendo l’istanza delle difese – è stato girato il fascicolo.

Le diverse accuse

Ammesso alla prova Giuseppe Livio Taboni, 60 anni di Livo, che avrebbe portato a Riella beni di prima necessità e tenuto contatti con l’evaso per conto della famiglia, organizzando incontri. Tutti gli altri hanno invece patteggiato: otto mesi (con la sospensione condizionale) per Catalina Bianca Mariean, 47 anni di Bollate assistita dall’avvocato Fabrizio Natalizi, che avrebbe indicato un luogo dove stare in attesa dell’arrivo del documento falso. Patteggiamento ad un anno, sempre con l’assistenza dell’avvocato Natalizi, anche per Roberto De Carli, 57 anni di Montemezzo, che avrebbe dato un passaggio a Riella in auto attivandosi anche per procurare cibo. Patteggiamento infine a 9 mesi e 10 giorni per Oscar Scaramella, 51 anni di Novate Mezzola, che avrebbe tenuto contatti con la famiglia dell’evaso incontrandosi anche con la compagna per capire le necessità di Riella e soddisfarle. Sempre quest’ultimo avrebbe presenziato ad un incontro a Milano sul documento falso che avrebbe dovuto riportare il nome di Lorenzo Vitalio e la foto di Riella. Tutti i patteggiamenti sono stati ratificati dal giudice. L’evasione iniziò la mattina del 12 marzo 2022 per concludersi mesi dopo il Montenegro, il 16 luglio del 2022.

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